Cultura e scienze

Coronavirus e asintomatici: la curva nascosta dei contagi invisibili

Una ricerca evidenzia come i casi effettivi di Coronavirus sono molti di più di quell istimati. Quando si chiude, i contagi diminuiscono subito, ma lo si vede solo dopo giorni

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Il Corriere della Sera oggi illustra i risultati di uno studio sul Coronavirus che illustra l’andamento dell’epidemi. L’analisi in questione è stata fatta da Tomas Pueyo, 33 anni, Mba all’Università di Stanford, vicepresidente di «Course Hero»,una piattaforma di insegnamento online oggi valutata 1,1 miliardi di dollari, e si intitola: «Perché agire ora». Analizza gli andamenti del Covid-19 in tutto il mondo, soffermandosi su errori e strategie da adottare e partendo dalla Cina, non solo perché è il Paese (finora) più colpito, ma perché più avanti cronologicamente di tutti gli altri e in qualche modo già fuori dall’emergenza, uno scenario che può fornire dati più completi.

Il grafico riporta l’andamento (nella provincia di Hubei, la più colpita) del numero di casi confermati per ogni giorno. Le barre blu sono casi reali di coronavirus. I Cdc cinesi (Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie) li hanno ricavati chiedendo ai pazienti in cura quando sono iniziati i sintomi. Le barre arancioni mostrano ciò che le autorità sapevano (i casi ufficialmente positivi), quelle grigie quello che stava realmente accadendo.

Incrociando i numeri dei positivi con le misure intraprese dal governo cinese, si nota come tra il 23 e il 24 gennaio (chiusura di Wuhan e chiusura di 15 città dell’Hubei) i casi reali arrivino al picco, per poi iniziare a scendere due giorni dopo. Le colonnine arancioni, però, crescono ancora esponenzialmente per altri 12 giorni, ma nella realtà non era così. La discrepanza temporale è data dal ritardo tra l’insorgenza dei sintomi (in media 5 giorni dopo il contagio) e l’arrivo dei risultati dei tamponi. La crescita rappresenta le persone che, avendo sintomi più forti, vanno dal medico.

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Coronavirus: i contagi invisibili

Ebbene, si vede come i casi reali non sono subito noti, si possono scoprire solo guardando all’indietro. L’altro dato importante è che, all’inizio di un’epidemia, i casi reali possono essere molti di più di quelli che si stimano: quando a Wuhan pensavano di avere 444 positivi, ne avevano 27 volte di più. Il contrario succede quando la curva dei contagi diminuisce: sono ancora tantissimi quelli ufficiali, ma nella realtà stanno calando.

E veniamo all’Italia: anche l’ISS (Istituto Superiore di Sanità) emette un bollettino che contiene un grafico analogo (si veda sopra, ndr): in blu i casi reali con la data di inizio dei sintomi e in azzurro i casi diagnosticati aggiornati al 14 marzo. Il problema con la nostra situazione è che è ancora troppo presto per costruire curve precise. Lo stesso ISS specifica in una nota che «i dati raccolti sono in continua fase di consolidamento e, come prevedibile in una situazione emergenziale, alcune informazioni sono incomplete. Il calo che si osserva nelle curve epidemiche negli ultimi due giorni, pertanto, deve essere interpretato come un ritardo di notifica e non come descrittivo dell’andamento dell’epidemia».

Il dato però è che quando si «chiudono» le città i casi si arrestano subito e diminuiscono, ma lo si «scopre» solo 12 giorni dopo. Teoricamente la crescita che vediamo oggi, quindi, è l’effetto dei comportamenti di una settimana fa e tra una settimana (circa) vedremo a cosa è servita la chiusura «totale».

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