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Il contratto e i ministri: la trattativa per il nuovo governo

Oggi alle 9.30 i partiti politici di maggioranza si confronteranno al tavolo convocato dal presidente della Camera Roberto Ficoanche sul programma di fine legislatura. Ma la strada che porterà a un nuovo governo passa anche dai nomi dei ministri. Sarà Conte Ter?

Oggi alle 9.30 i partiti politici di maggioranza si confronteranno al tavolo convocato dal presidente della Camera Roberto Ficoanche sul programma di fine legislatura. Ma la strada che porterà a un nuovo governo passa anche dai nomi dei ministri. Sarà Conte Ter?

Il contratto e i ministri: la trattativa per il nuovo governo

Il nome di Draghi viene fatto fuori dal Quirinale che scrive in una nota : “È destituita di ogni fondamento la notizia, apparsa oggi su alcuni giornali, che il presidente Mattarella abbia contattato, da quando si è aperta la crisi di governo, il presidente Mario Draghi”. Dunque oggi, almeno ufficialmente ci si confronterà sui temi e non sui nomi. Con MES e Giustizia punti caldi su cui le forze politiche non hanno ancora trovato un accordo, spiega Pucciarelli su Repubblica:

Sono tre, tra tutti, gli argomenti che rischiano di far saltare tutto, con alle due polarità 5 Stelle e renziani e in mezzo tutti gli altri che dovranno fare da cuscinetto. Prima questione: il Movimento ribadirà un no secco, inflessibile, al Mes. Non è una novità ma è un punto sul quale l’indisponibilità a cedere è totale. Secondo Renzi quei soldi, circa 37 miliardi di prestito europeo, vanno richiesti al più presto per investirli nella sanità. Il fondo salva-Stati però non è stato attivato da nessuno in Europa e la contrarietà allo strumento, che poi implica degli obblighi verso la Ue nel campo della politica economica, è da sempre una battaglia identitaria dei 5 Stelle. Una delle poche rimaste intonse dopo gli ultimi anni di governo e relativi, necessari, compromessi. Il Pd, che pure sarebbe favorevole ad accedervi — sarà rappresentato al tavolo oltre che dai due capigruppo Graziano Delrio e Andrea Marcucci anche dal vicesegretario Andrea Orlando e dalla portavoce della conferenza donne del partito Cecilia D’Elia — non porta la richiesta in trattativa. Gli altri due punti sui quali c’è grande distanza sono il reddito di cittadinanza e la riforma della giustizia. La prima misura, anche quella simbolo del M5S, secondo Iv non va rifinanziata perché di natura “assistenziale”. Sulla seconda, non c’è mai stato accordo sulla prescrizione. In entrambi i casi però delle soluzioni mediane sembrano praticabili, perché le posizioni restano lontane ma — si racconta nel dietro le quinte — non inamovibili.

In realtà i giochi per confermare Conte si fanno sulla squadra dei ministri. Renzi vuol fare fuori Gualtieri, blindatissimo dal Partito Democratico e non solo. Carlo Bonomi, presidente di Confindustria si è speso in un endoserment: «Gualtieri deve restare dov’è, quello che portiamo a casa con il Recovery è merito soprattutto suo». Altro paio di maniche è Bonafede che potrebbe essere sacrificabile anche per i 5 Stelle. E poi, come avevamo spiegato Italia Viva vorrebbe avere un controllo diretto su Infrastrutture e Sviluppo economico, magari piazzandoci Maria Elena Boschi. Un ministero strategico in vista dell’arrivo del recovery fund. Oltre a questo cosa vuole Renzi? Lo spiega Ciriaco su Repubblica:

E le carte del leader di Rignano sono presto scoperte. Anche se fa di tutto per logorare Conte, Renzi giura in privato di non partire da un veto pregiudiziale. «Sono laicissimo», è la linea. In astratto, sarebbe disposto a sostenere il “ter”. A patto, però, che «mi accontentino». E in questa richiesta mette dentro di tutto. Mette dentro la testa di Alfonso Bonafede. La richiesta di sostituire Benassi, troppo vicino al premier. Una nuova legge sulla prescrizione e un nuovo Guardasigilli garantista. Una diversa governance del Recovery e progetti riscritti da capo. Garanzie sulle infrastrutture. Riforme istituzionali che ridimensionino la legge elettorale proporzionale. E pure una nuova gestione del piano vaccini, da sfilare a Domenico Arcuri. In cambio, potrebbe cedere sul Mes, che comunque porterà al tavolo

Il leader di Italia Viva romperà tutto per Gualtieri? Potrebbe accontentarsi di meno. In gioco, secondo il Partito Democratico, c’è la tenuta di IV, spiega Monica Guerzoni sul Corriere:

Per restare nelle stanze di piazza Colonna, Conte dovrà pagare un prezzo. Quanto alto, dipenderà anche dai rischi che Renzi deciderà di assumersi. Il gran visìr del Nazareno, Goffredo Bettini, sul Corriere ha indicato due strade: «Conte ter, o elezioni tra maggio e giugno». E poiché i parlamentari di Italia viva non vogliono precipitare nella botola del voto,i dem sono convinti che «Renzi non romperà per un fatto personale, col rischio di spaccare i suoi gruppi e perdere pezzi». Una cosa però il senatore l’ha messa in chiaro: «Non pensate che abbia fatto tutto questo per lasciare Conte al suo posto e amici come prima». Renzi vuole «radicali cambiamenti» sui capisaldi dell’azione politica e sulle persone che dovranno interpretarla. Dentro Maria Elena Boschi ed Ettore Rosato, fuori Alfonso Bonafede e, sogno a occhi aperti del senatore toscano, Roberto Gualtieri. E qui già si pone un problema insormontabile, perché Zingaretti non è disposto a rinunciare alla casella di via XX Settembre e al fatto che a occuparla sia un politico e non un tecnico

E se Conte non ce la dovesse fare? I nomi alternativi su cui si fanno indiscrezioni sono quelli di  Carlo Cottarelli, Ignazio Visco e Luciana Lamorgese, salgono le quotazioni di Marta Cartabia.