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La telefonata tra Conte e Renzi (e cosa rischia Matteo se continua a giocare)

Cosa è successo durante la telefonata tra il premier dimissionario e il leader di Italia Viva, qual è il gioco di Renzi e quanto rischia di rimanere con il cerino in mano?

matteo renzi giuseppe conte

Per tutti sembrava chiaro che Renzi ieri non avrebbe posto veti sul nome di Conte quando sarebbe salito al Quirinale. E invece il Matteo toscano davanti a Mattarella congela il premier dimissionario spiegando che, almeno al momento, non gli va dato un nuovo mandato. Eppure poco prima Conte lo aveva chiamato. Cosa è successo, qual è il gioco di Renzi e quanto rischia di rimanere con il cerino in mano?

La telefonata tra Conte e Renzi (e cosa rischia Matteo se continua a giocare)

Il senatore di Rignano  si è ben guardato dal pronunciare un nome alternativo a Conte spiegando che “Noi siamo pronti ad appoggiare un governo, ma questa proposta politica necessita il passaggio ulteriore di capire se vogliono stare o no con noi. Devono confrontarsi con noi, non con gli hashtag. Poi discuteremo delle persone. Io non vedo altra maggioranza politica che non contempli Italia viva”. Il gioco di Matteo è quello di mandare la palla nel campo del Movimento 5 Stelle che oggi si presenterà a Mattarella con un dilemma: chiudere a Renzi definitivamente come da scuola grillina o lasciare la porta aperta sapendo che altrimenti si rischia di bruciare Conte? La trattativa con il toscano è iniziata in realtà proprio ieri quando Conte lo ha chiamato. Il primo contatto dopo molti mesi. Un colloquio teso tra i due nonostante alcuni momenti scherzosi. Secondo la Meli dopo Renzi alla delegazione di IV ha spiegato: «Mi ha chiamato con l’obiettivo di ricucire. La definirei una telefonata di cortesia. Lui mi diceva che non ci dovevano essere problemi personali tra di noi e io gli ho spiegato che in compenso c’è un’enorme questione politica. Che tale è rimasta dopo quel colloquio in cui il professore nemmeno mi ha proposto un metodo, una road map per uscire dalla crisi. Evidentemente non ha capito che io non sono irritato con lui ma gli pongo dei problemi». Anche Conte, come racconta Tommaso Ciriaco su Repubblica, chiama Renzi per farsi un’idea di cosa farà. E conclude che lo vuole logorare, puntando all’ipotesi di un governo istituzionale.

matteo renzi giuseppe conte

Il fondatore di Italia Viva, ovviamente, ha in mente un altro film. Pensa che Conte l’abbia chiamato perché intimorito, anzi terrorizzato da un suo possibile veto al Quirinale, che avrebbe chiuso per sempre la strada al “ter”. Ciò nonostante, riesce anche a scherzare, durante la telefonata. «Presidente, non so se sei diventato vegano come ti ha chiesto Ciampolillo…», lo provoca, prendendo in giro Conte per la richiesta – ricevuta dal senatore “costruttore” ex grillino – di aderire a un nuovo regime alimentare . «Ti sei fissato con questa cosa…», risponde il premier. Ma proprio sui responsabili i due si scontrano, a un certo punto. Per Renzi, la campagna di reclutamento altro non sarebbe che «un’operazione scandalosa». L’avvocato nega l’attivismo, ridimensiona, «anche perché non sono bravo a fare queste cose, non saprei farlo». «Visti i risultati – la replica – non c’è dubbio…»
Ma davvero il leader di Italia Viva ha tutto sotto controllo? Per prima cosa l’incarico esplorativo che si vocifera verrà dato a Roberto Fico in realtà potrebbe dare a Conte il vantaggio di avere più tempo per organizzarsi e per far sedimentare il polverone degli indecisi. Renzi invece deve tenere insieme tante istanze. Come racconta Giovanna Vitale che riporta le parole di Andrea Orlando: «Penso che Renzi sia stato astuto ad assumere prima una posizione di astensione sulla fiducia e di vaghezza poi sul reincarico a Conte perché tiene insieme posizioni molto diverse all’interno del proprio gruppo. Questa ambiguità ha garantito anche l’unità di Italia Viva». Ovvero il senatore di Rignano si trova ad un bivio. Se chiude completamente e si ritrova all’opposizione saranno tanti i parlamentari di Italia Viva che abbandoneranno il partito. La scommessa del Partito Democratico è che così verrà garantita la maggioranza giallorossa:

E ora però tocca ai renziani decidere cosa fare. Seguire il capo nell’ultimo azzardo, che in tanti gli avevano sconsigliato, oppure fermare la roulette della crisi, dire addio al vascello di Iv e far ritorno alla casa madre? A quel Nazareno dove Nicola Zingaretti li aspetta a braccia aperte. L’ultima carta che resta al Pd per tentare di salvare Conte e il governo con lui. Non è un mistero che Renzi vorrebbe l’inquilino di palazzo Chigi fuori per sempre. S’era capito una decina di giorni fa quando, alla seconda chiama sul voto di fiducia in Senato, ha provato a convincere i suoi a votare contro. E se non gli è riuscito è solo perché un gruppo di parlamentari si è ammutinato. Eugenio Comincini, Mauro Marino, Leonardo Grimani, Anna Maria Parente, Daniela Sbrollini: diversi gli dissero allora che non se la sentivano. E che se avesse insistito, loro si sarebbero chiamati fuori. Tutti però sapevano che avrebbe ritentato. Per questo all’ultima assemblea prima della salita al Colle, lo avevano avvertito: «Non mettere veti». E il leader di Italia viva, obtorto collo, si è adeguato.

Il gioco di Matteo come dicevamo sopra, è chiaro anche al Movimento. Esiste sì una fronda, capeggiata da Di Battista, che sul niet a Renzi sta facendo una battaglia di principio. Ma il M5S ha finito da tempo di essere quello del Vaffa e sa benissimo che il destino di Conte è nelle sue mani. Per questo motivo Crimi e Di Maio avrebbero già deciso cosa fare. Lasciare la porta aperta al leader di Italia Viva. Sperando che la bomba gli scoppi in mano, come racconta Ilario Lombardo su La Stampa:

 Ma il capo politico, Vito Crimi, ha già capito che sarà costretto a capitolare: oggi il Movimento dovrà far cadere il veto su Renzi. Solo in questo modo Sergio Mattarella potrebbe decidere di affidare l’incarico a Giuseppe Conte. Un momento che potrebbe però arrivare dopo un mandato esplorativo a figure di mediazione, come Roberto Fico o Luciana Lamorgese, o dopo un secondo giro di consultazioni. L’incarico esplorativo potrebbe però trasformarsi in una trappola di Renzi per tagliare le gambe a Conte. Per questo, nel magmatico mondo grillino c’è chi vorrebbe tentare una prova di forza, tenere alzato il muro davanti al senatore di Rignano e provare a spaccare Italia viva. La tentazione prende anche qualche nome di peso del partito, ma in gioco c’è il futuro del premier, perché chiudere ogni spiraglio al senatore di Rignano si tradurrebbe in un definitivo indebolimento di Conte. Lo sa bene Luigi Di Maio che spiega, a chi vorrebbe fare il duro e puro, i rischi di un’operazione alla vecchia maniera pentastellata.