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Conte, cosa succede ora? Tutti i possibili scenari in Camera e Senato

Oggi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si presenta alla Camera per chiedere la fiducia. I numeri dell’aula oggi non destano preoccupazioni, ma il discorso che Conte farà pone le premesse per quello che succederà domani in Senato

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Oggi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si presenta alla Camera per chiedere la fiducia. I numeri dell’aula oggi non destano preoccupazioni, ma il discorso che Conte farà pone le premesse per quello che succederà domani in Senato, dove la conta dei senatori disponibili a far continuare il Conte 2 non è ancora in regime di sicurezza.

Conte alla Camera: cosa succede oggi

Il nodo è proprio questo: anche se oggi la fiducia passerà alla Camera senza problemi quello che succederà dopo dipende tutto da quanti voti Conte riuscirà a prendere al Senato. La soglia dei 161 senatori necessari per ottenere la maggioranza assoluta è lontana, e, come spiega bene Giovanna Vitale su Repubblica, si teme che da mercoledì anche se il governo riuscirà a rimanere in piedi dovrà affrontare una guerriglia quotidiana:

Perché se come sembra i giallorossi finiranno azzoppati in almeno un ramo del Parlamento, «da mercoledì sarà il Vietnam», pronostica preoccupato uno dei più esperti senatori Pd. «Finora, anche con i renziani, nelle commissioni abbiamo sofferto, figuriamoci senza e con le opposizioni sul piede di guerra. A ogni passo rischieremo di cadere». Il calendario d’Aula sta lì a certificarlo: fra scostamento di bilancio e voto sul Recovery le insidie per il governo sono enormi. E l’incidente dietro ogni angolo.

Motivo per il quale si cercherà di allargare ulteriormente la maggioranza subito dopo la rinconferma, anche andando a pescare tra gli scontenti di Italia Viva che potrebbero confluire nel gruppo che sosterrà Conte Maie-Italia23. Del resto Zingaretti ha fatto appello alle  «sensibilità democratiche, liberali ed europeiste» affinché si «uniscano in Parlamento per salvare l’Italia»

Il discorso di Conte

Le parole che Giuseppe Conte userà quindi non saranno solo propedeutiche a ottenere la fiducia alla Camera ma anche necessarie per dare segnali a chi domani dovrà decidere se sostenerlo al Senato. Il presidente del Consiglio prepara il suo discorso da ieri. E non è detto che, come ha fatto all’epoca con Salvini, arriverà un attacco diretto a Renzi. La situazione in Italia è completamente diversa. L’emergenza Coronavirus e quella economica sono la realtà vissuta ogni giorno dai cittadini italiani, interessati più ad avere sicurezze che ad assistere a uno scontro personale tra soggetti politici. Cosa dirà dunque Conte? Parlerà a suocera perché nuora intenda, spiegano Cuzzocrea e Ciriaco su Repubblica:

C’è una parola chiave che forse Conte pronuncerà nel suo discorso per rilanciare il governo. Risponde a uno degli impegni assunti, ma finora congelati a causa di Renzi: proporzionale. Serve a indicare una prospettiva ai centristi. A garantirne la sopravvivenza. A dare un senso a questa coda di legislatura che sembra consumarsi alla velocità della luce. Affiancherà a questa promessa quella, appunto, di un patto che traghetti al voto nel 2023. Quello che molti incerti vogliono sentirsi dire. Sono calcoli che devono però fare i conti con la realtà. E la realtà non è così rassicurante. Con l’Udc si continua a trattare, a oltranza. Paola Binetti vorrebbe entrare nel nuovo gruppo, ma Lorenzo Cesa la frena: «Tutti insieme, e semmai dopo». In quel «semmai» sono contenuti almeno due non detti: pretende garanzie nel nuovo soggetto politico centrista e “contiano”, reclama per i suoi un posto nell’esecutivo (si parla del ministero dell’Agricoltura). Alla tradizione democristiana, quindi, il premier dovrebbe riservare un passaggio del suo discorso, così come alla storia socialista. Per convincere Riccardo Nencini a mollare Renzi, votare a favore e tornare in maggioranza

Dunque se Conte si rivolgerà a Renzi, come racconta Guerzoni sul Corriere, non sarà per mettersi in luce ma per ricordare quanto ancora c’è da fare e quanto si rischia di compromettere. Parlando ancora di quel patto di legislatura che potrebbe compattare la rinnovata maggioranza:

Qualche pietruzza dalle scarpe Conte se la vuol togliere,ma non gli sembra il caso di riservare a Renzi lo stesso trattamento inflitto a Matteo Salvini il 20 agostodel 2019, dopo lo «schiaffo» del Papeete. L’Aula anche domani sarà quella di Palazzo Madama, ma in un anno è mezzo è cambiato il mondo. L’Italia piange oltre 82 mila morti di Covide aspetta come una manna dal cielo i soldi del Recovery. Scenario che non permette polemiche sterili, però richiede chiarezza. Uscire dal governo dopo aver posto«condizioni irrealizzabili»come il Mes è stata«una scelta grave»eil premier inviterà il leader di Italia viva ad «assumersi le sue responsabilità». Ma se bacchetterà Renzi per aver «compromesso gli interessi del Paese» in favore degli interessi politici del suo piccolo partito,ai parlamentari di Italia viva spalancherà porte e finestre. La vigilia l’ha passata in casa, a soppesare e lucidare fino a notte ogni vocabolo del suo ecumenico appello agli italiani e a tutte (o quasi) le anime del Parlamento. Trasparenza, responsabilità, valori,«nuovo Umanesimo». E poi il ruolo dell’Europa,lo sviluppo sostenibile,la scuola, i cantieri…La riforma del fisco e quella della giustizia. A tutti, salvo ai sovranisti di Salvini e Meloni, il Conte «federatore» offrirà un «patto di legislatura». Agli europeisti, ai moderati, a chi ha creduto in Renzi e potrebbe pentirsi, ai liberali di Berlusconi, ai i 5 Stelle cacciati o usciti dal Movimento, fino al più irriducibile dei socialisti: immancabile la strizzatina d’occhio al senatore Riccardo Nencini, che può portargli in dote il simbolo del Psi.