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L’assessore leghista di Sesto San Giovanni che vuole buttare in mezzo alla strada 667 famiglie (straniere) | VIDEO

Nel comune di Sesto San Giovanni c’è un’emergenza abitativa: l’amministrazione ha deciso di smettere di pagare gli affitti per 667 famiglie, gran parte di queste straniere, in attesa di vedersi assegnate una casa popolare

claudio d'amico assessore lega sesto san giovanni

Un servizio di Sara Giudice andato in onda a PiazzaPulita ieri sera 16 dicembre ha sollevato il tema degli affitti delle case popolari a Sesto San Giovanni. Per risanare un buco di bilancio da 26 milioni di euro, il comune a trazione leghista guidato dal sindaco Roberto Di Stefano ha deciso di non pagare più l’affitto ai privati che consentiva a 667 famiglie di vivere in alloggi provvisori in attesa dell’assegnazione di case popolari per graduatoria. Intanto, però, ai non italiani iscritti nelle liste è stato chiesto di dimostrare che non sono in possesso di beni immobili nei loro paesi d’origine: questo perché le assegnazioni avvengono ora per Isee, ma il problema è che spesso reperire questi documenti è difficile, se non addirittura impossibile. Molti paesi non hanno infatti un catasto nazionale, ma soltanto regionale o locale, e si rischia di compiere un viaggio a vuoto e vedersi comunque respingere la domanda.

L’assessore leghista di Sesto San Giovanni che vuole buttare in mezzo alla strada 667 famiglie (straniere) | VIDEO

L’assessore alla Pubblica sicurezza Claudio D’Amico, intervenuto in collegamento durante la trasmissione, ha spiegato che la giunta sta applicando le norme e che i primi alloggi – quelli dai quali è stato disposto lo sfratto a febbraio – dovevano durare al massimo 18 mesi. Così, mentre la Corte dei Conti riconosce al Comune di Sesto San Giovanni l’uscita dallo stato di pre-dissesto, il costo in termini sociali è formato da storie drammatiche di persone che prima si sono viste assegnare un alloggio, con la promessa di una sistemazione più stabile, poi gli viene chiesto un documento difficilmente reperibile all’estero, e infine vengono messe in mezzo alla strada dalla stessa amministrazione che li aveva sistemati lì. La Corte d’Appello del Tribunale di Milano ha riconosciuto come “discriminatoria” questa pratica, obbligando il comune ad adeguarsi non chiedendo più documenti catastali esteri, ma i nuovi bandi non sono ancora partiti e per le persone straniere arrivate prime in graduatoria il sogno di una casa popolare si allontana sempre più.