Politica

Ventotto giorni dopo: la battaglia contro la Tampon Tax

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Ieri si è fatto un gran baccano e tanta facile ironia a proposito della proposta fatta da Possibile! di Giuseppe Civati di abbassare dal 22% al 4% l’Iva sugli assorbenti. I deputati di Possibile (ovvero Beatrice Brignone, Luca Pastorino e Andrea Maestri) hanno spiegato così il senso della loro richiesta: «Chiediamo che questo tipo di prodotti igienico-sanitari femminili siano considerati per ciò che sono, e cioè beni essenziali e che conseguentemente anche la tassazione sia ridotta al 4%», insomma la classica “battaglia di civiltà” combattuta questa volta per consentire alle donne italiane di acquistare assorbenti ad un prezzo più basso. Inutile dire che l’Internets dell’invidia e dell’odio non si è lasciato sfuggire la ghiotta occasione e ha iniziato subito a prendere per il culo Pippo e i suoi.
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Da dove viene l’idea della Tampon Tax

Potrei andare avanti per giorni a elencare le battutine frizzanti che ieri ho letto quasi ovunque, ed in fondo nonostante la bontà degli intenti Civati un po’ se le è meritate. La cosa davvero divertente però è che la proposta di Civati sulla Tampon Tax non è nemmeno un’idea di Civati. E la cosa in effetti non dovrebbe stupire nemmeno un po’ perché l’ultima volta che il leader di Possibile! ha avuto un’idea originale (vogliamo parlare di Podemos/Possibile?) è stata più o meno quando ha voluto sostenere la scalata di Matteo Renzi nel PD, anzi nemmeno quella era un’idea sua. Ma torniamo alla Tampon Tax, così l’hanno chiamata quelli di Possibile! sui giornali, ebbene c’è da qualche tempo un movimento mondiale che chiede la riduzione della tassazione sugli assorbenti. Tutto è nato in Regno Unito attorno alla petizione lanciata due anni fa da Laura Coryton su Change.org al grido di Stop taxing periods. Period. che ha ottenuto oltre 280 mila firme. Incredibilmente le argomentazioni sono le tesse usate dai civatiani:

Periods are no luxury. You can ‘opt-in’ to extravagance. You cannot choose to menstruate. Despite this, a whole heap of disadvantages have been created for those who do. Not using sanitary products can lead to health risks, jeopardise maintaining a normal, professional or personal life, and result in public ridicule. Equally, by using sanitary products, our Government capitalises on misogynist discourse and period shame that has caused us to fear our own menstrual cycles. It’s a double-edged sword that cuts women on both sides.

La campagna contro le imposte sugli assorbenti è arrivata su Facebook e su Twitter dove le parole chiave sono appunto #FreePeriods #EndTamponTax #AxeTamponTax. Il movimento contro la Tampon Tax si è poi diffuso su scala globale arrivando in Australia, Francia, Malesia, Germania e Italia. In un caso la petizione online ha prodotto un cambiamento positivo, si tratta del Canada dove il governo ha deciso di abolire la tassa sugli assorbenti.

Ora, possiamo discutere sul fatto che non sia una misura urgentissima ma quello che dicono i civatiani è vero, anche se come al solito non è tutta farina del loro sacco.
Foto copertina via Facebook.com/stoptaxingperiods