Fatti

Il PD tiene il punto su Unioni Civili e Stepchild Adoption

maria elena boschi bper 2

Il gruppo del Pd al Senato punta ancora a portare avanti in Aula il ddl Cirinnà, senza stralcio dell’articolo 5 con la stepchild adoption, e per farlo assumerà una serie di iniziative e avrà dei contatti con gli altri gruppi al fine di rendere praticabile tale obiettivo. È quanto è emerso all’ufficio di presidenza del gruppo Dem a Palazzo Madama riunito dal presidente Luigi Zanda, nel quale sono emerse alcune ipotesi da percorrere. Il gruppo, dopo il voltafaccia del Movimento 5 stelle, ha cosi’ preso atto che va trovata una via d’uscita alternativa che non escluda più quello che fino a oggi nessuno osava dire nel partito: anche la norma sulla stepchild potrebbe venire meno alla luce dei voti segreti che ci saranno sugli emendamenti. La riflessione è stata fatta, viene raccontato, durante un Ufficio di presidenza del gruppo a Palazzo Madama convocato da Luigi Zanda dopo l’interruzione dell’aula, dopo che la capigruppo ha deciso il rinvio del ddl a mercoledì 24. L’unica cosa certa, viene spiegato da fonti Dem, è che nelle trattative che ci saranno da qui alla prossima settimana non si terrà più conto del Movimento 5 stelle. I senatori grillini verranno tagliati fuori da ogni contatto. “Non ci fidiamo più di loro”, è il tam tam tra i senatori Pd. I canali ufficiali, e ufficiosi, di contatto verranno tagliati. Resta da capire, alla luce quindi di un pallottoliere che non conta più su M5s, cosa fare del super-canguro di Andrea Marcucci. Si fa strada sempre più la convinzione che forse uno ‘spacchettamento’ della norma, che non legherebbe le mani ai cattolici Dem, potrebbe aiutare il percorso parlamentare del testo.

Il PD tiene il punto su Unioni Civili e Stepchild Adoption

Togliere le adozioni dal ddl Cirinnà per il Pd sarebbe indubbiamente un passo indietro pesante, visto che negli ultimi quattro mesi il dibattito le aveva considerate come un punto fondamentale della legge. Però, di fronte al pericolo che tra voti segreti e veti incrociati in aula, il testo diventi così pasticciato da far regredire anche sul fronte dei diritti (magari togliendone anche alle coppie etero) e’ un timore che sta spingendo sempre più a riflettere meglio sull’articolo 5. Nel gruppo al Senato comincia così a farsi largo l’idea che forse, arrivati allo stallo totale, sarebbe il caso che il governo, che fino a oggi ha scelto di lasciare la trattativa al livello parlamentare, scendesse in campo anche per capire se la maggioranza che lo sostiene possa ricompattarsi sul voto finale al ddl. Qualcuno spera che sia il premier in persona, Matteo Renzi, magari nella sua veste di segretario Pd, a fare un intervento che dia una linea più decisa al Partito durante l’Assemblea di domenica. La prima decisione è che non sarà il Pd a proporre lo stralcio dell’articolo 5 del ddl Cirinnà, chiesto da Ap ma anche dai cattoDem e da un gruppo di senatori laici Dem. L’obiettivo è far votare il provvedimento articolo per articolo, dopo di che se quello con la stepchild adoption verrà cassato o modificato con emendamenti, sarà stata l’Aula a farlo e non avverrà per iniziativa preventiva del gruppo. Il primo ostacolo è l’emendamento canguro di Marcucci, che non ha i numeri in Aula. La prima ipotesi è di proporre uno spacchettamento, mettendo ai voti separatamente la parte sull’articolo 5 e la parte riguardante gli altri articoli. Questo permetterebbe, una volta approvato il canguro così ridimensionato, di far decadere alcune decine di emendamenti della Lega, anche essi “mini-canguri”, che vanno votati a scrutinio segreto. Va però verificato se lo spacchettamento è sufficiente a recuperare i voti di Ap oltre a quelli dei cattoDem. Su quelli di M5s non si fa più affidamento, ed eventualmente saranno aggiuntivi. Altra ipotesi sarebbe un disarmo bilaterale di tutti gli emendamenti-canguri. Qualcuno suggerisce che il presidente Pietro Grasso, magari attraverso la convocazione della Giunta del Regolamento, dichiari inammissibili questo tipo di emendamento. Oppure andrebbe siglata un’ intesa con la Lega per il ritiro congiunto del Marcucci e degli emendamenti-canguro del Carroccio, anche se in questo momento la Lega non sembra ben disposta. In ogni caso, in attesa di una iniziativa di Renzi nella sua veste di segretario, il gruppo prenderà contatti con gli altri gruppi, da Ap alla Lega, da Sel a Fi.

Cosa ne pensa la maggioranza del partito

Nel partito intanto la maggioranza renziana parla: “È evidente di chi sono le impronte”, ha commentatola la ministra per le Riforme Maria Elena Boschi. Ma il Pd non indietreggia: “Ieri c’è stato un passaggio che ha complicato una situazione già complicata, noi non molliamo. Come governo non possiamo che seguire con attenzione l’evoluzione della dialettica parlamentare”, ha commentato il ministro della Giustizia, Andrea Orlando. “Abbiamo chiesto una settimana per riflettere, avere la maggioranza e portare a casa la legge”, ha annunciato il senatore Pd Andrea Marcucci, padre del ‘canguro’, anche lui convinto che fidarsi del Movimento fondato da Beppe Grillo sia stato un errore: “Dopo la presa di posizione degli M5S nessuno è tranquillo sulla sorte di questo provvedimento, neanche io”. Ma c’è, anche all’interno del Partito democratico, un ritorno della legge in Commissione: “Ora vedremo cosa accadrà non escludo un ritorno del testo in Commissione. Probabilmente si dovrà ripensare, comunque, un percorso parlamentare”, è la posizione della senatrice cattodem, Rosa Maria Di Giorgi. I ‘giovani turchi‘, che contano una truppa di 16 senatori, hanno già messo in chiaro che sono contro ogni ipotesi di stralcio, dicono di non aver condiviso la scelta di rinviare l’esame del ddl concordata stamattina dai vertici Pd al Senato con Maria Elena Boschi e chiedono la convocazione immediata del gruppo dem di palazzo Madama.

“Non abbiamo condiviso il rinvio di questa mattina. In forza della nostra coerenza e a fronte del rischio che il provvedimento si impantani nella palude di continue dilazioni, chiediamo l’immediata convocazione dell’Assemblea del Gruppo”. Lo dichiarano i senatori del Pd di Rifare l’Italia Albano, Angioni, Borioli, Capacchione, Cardinali, Esposito, Fabbri, Ferrara, Fissore, Maturani, Rossi, Silvestro, Tomaselli, Vaccari, Verducci, Zanoni.