Cultura e scienze

Attori italiani neri? Ce ne sono, ma il nostro cinema li snobba

Nel libro d’oro della cinematografia italiana c’è uno spazio riservato agli attori di origine africana, che hanno contribuito a rendere grande il nostro cinema ma sono rimasti marginali e misconosciuti. Il cineasta afroitaliano Fred Kudjo Kuwornu, nato a Bologna e da qualche tempo emigrato a Brooklyn, ha dedicato a questi attori un documentario,”Blaxploitalian, Cent’anni di Afrostorie nel cinema italiano“, con lo scopo di propugnare la diversità nel cinema. La sua è anche una campagna sociale, che ha lo scopo di sensibilizzare l’industria italiana del cinema e della fiction affinché comincino a rappresentare più realisticamente le differenze che esistono nella società italiana, “per evitare che a un ragazzo nero italiano sia chiesto solo di recitare ruoli di spacciatore, di disadattato, di immigrato con problemi”.
“Non si tratta di una questione soltanto italiana  –  spiega, – dato che la sottorappresentazione delle minoranze etniche nell’industria mediatica è comune a  tutto il mondo. Qualche settimana fa un gruppo di 50 attori e artisti britannici guidati da Idris Elba ha chiesto alla BBC di dare maggiore visibilità agli esponenti delle diverse etnie, deplorando lo scarso numero di neri, asiatici ed esponenti di minoranze davanti e dietro la macchina da presa. E un recente studio condotto negli Sati Uniti ha dimostrato che una minoranza come quella latinoamericana, che costituisce il 16,3 per cento della popolazione e compra il 25 per cento dei biglietti di cinema, è rappresentata solo dal 4,9 per cento dei personaggi di fiction. Sono convinto che l’Italia  multiculturale dei nostri giorni debba essere rappresentata molto più di quanto non si faccia ora, specialmente da sceneggiatori e attori di seconda generazione”.
Il documentario è un manifesto in favore del  multiculturalismo che ripercorre la storia dei pionieri afrodiscendenti che fin dalle origini hanno dato lustro al cinema italiano, a partire da quando, nel 1914, il primo nero è apparso nella pellicola di Domenico Gaido Salambo.

Una storia lunga cento anni, dal cinema muto a quello coloniale di propaganda fino al cinema contemporaneo: è la storia di attori afroamericani che in Italia hanno vissuto molti anni, come John Kitzmiller (che ha lavorato in Senza pietà di Lattuada o Luci del varietà di Fellini) Harold Bradley (Maciste), Fred Williamson (Quel maledetto treno blindato di Enzo Castellari), oltre ad afro-italiani come Letizia Sedrick, Zeudi Araya, Ines Pellegrini, Iris Peynado, Fiona May, Denny Mendez, Bobby Rhodes, Salvatore Marino, Jonis Bascir, Germano Gentile e molti altri.
Fino al 4 novembre è possibile sostenere la produzione del documentario con un crowdfunding, per cifre anche piccolissime, attraverso il sito http://www.blaxploitalian.com ; l’obiettivo è avere il documentario pronto per il prestigioso Sundance Film Festival. “Vogliamo avere per la prima volta un black carpet italiano” ironizza il regista, che sogna di portare sui red carpet di molti festival un cast di attori e attrici all black Italians.
Kuwornu, che per la cittadinanza per gli italiani di seconda generazione conduce  una battaglia appassionata,  ha portato in giro per l’Italia e l’America il suo documentario “18 Ius soli”, nel quale è raccolta la testimonianza di moltissimi giovani nati in Italia da genitori stranieri, che qui hanno fatto le scuole e vivono da sempre la loro vita, e che al compimento del 18esimo anno di età sono costretti dalla legge a richiedere il permesso di soggiorno, alla stregua di chi arriva ora.  Da noi vige il principio dello ius sanguinis, ovvero è italiano solo chi nasce da italiani, mentre sarebbe auspicabile l’introduzione dello ius soli, la norma giuridica che vige in altri paesi, in base alla quale è cittadino chi nel nostro paese nasce, a prescindere dalla nazionalità dei genitori.