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Chiara Ferragni contro la negazione del diritto all'aborto nelle Marche: "Non facciamo accadere queste cose"

@Asia Buconi|

chiara ferragni

Torna a prendere una posizione decisa Chiara Ferragni in vista delle elezioni del prossimo 25 settembre e questa volta lo fa su un tema caldissimo e molto sentito, quello dell’aborto. L’influncer dei record ha pubblicato ieri sul proprio profilo Instagram (seguito da 27.7 milioni di followers) una storia con allegato un articolo di The Vision dal titolo “Fratelli d’Italia ha reso praticamente impossibile abortire nelle Marche, che governa. Una politica che rischia di diventare nazionale se la destra vince le elezioni”. Accanto ad esso, l’eloquente commento di Chiara Ferragni: “Ora è il nostro tempo di agire e far sì che queste cose non accadano”.

Chiara Ferragni sull’aborto nelle Marche, la regione sempre più laboratorio di diritti negati

Per comprendere quanto le Marche siano sempre più un “laboratorio” di diritti negati (specie in fatto di interruzione di gravidanza), basti pensare a quanto detto lo scorso giugno dalla consigliera marchigiana del Pd Manuela Bora che si rivolgeva critica alla giunta regionale di Centrodestra: “Per abortire le Marche sono peggio del Texas”, queste le sue parole. La denuncia di Bora, avvenuta tramite un intervento in Aula, era volta a mettere in evidenza il fatto che la Regione guidata dal Centrodestra si rifiutasse di applicare le linee guida emanate nel 2020 dal ministero della Salute, che permettono di ricorrere (in ospedale o nei consultori) all’interruzione di gravidanza con metodo farmacologico fino a 63 giorni.

Non solo: dati alla mano, le Marche sono pure una delle Regioni italiane dove abortire è più difficile a causa dell’elevato numero di medici obiettori di coscienza. Basti pensare che nel 2021, stando ai dati diffusi dall’ASUR su 8 ospedali di tutte le province, la situazione era questa: a Fermo e Urbino i medici obiettori erano il 100%, ad Ascoli Piceno 7 ginecologi su 10 e 15 ostetriche su 18, a Civitanova Marche 6 su 8 e 14 su 17 e ad Urbino 4 su 9 e 5 su 13. Insomma, di fronte a tali evidenze non è difficile comprendere la posizione di Chiara Ferragni e la sua (legittima) preoccupazione sull’eventualità che questo inquietante scenario possa trasformarsi a breve in realtà nazionale.