Opinioni

Chiara Appendino e la vera storia delle nomine alla Compagnia di San Paolo

Ieri Chiara Appendino ha cominciato il suo primo giorno da sindaca di Torino chiedendo le dimissioni ai nuovi vertici della Compagnia di San Paolo, la fondazione che detiene il 9,341% della banca Intesa San Paolo. “Chi ha fatto certe scelte che ho contrastato, come aumentare gli stipendi, deve fare un passo indietro”, ha detto la neo sindaca di Torino riferendosi a Francesco Profumo, presidente della Compagnia di San Paolo, dopo che quest’ultimo ha fatto approvare dalla Fondazione un provvedimento che crea un tesoretto da 400mila euro “riservato all’aumento degli stipendi dei vertici della Compagnia”. Il neosindaco di Torino ha ribadito di non aver condiviso la scelta della precedente giunta di aver nominato alcuni vertici negli ultimi giorni prima della campagna elettorale (Francesco Profumo alla Compagnia di San Paolo e Paolo Peveraro alla presidenza dell’Iren) e ha riaffermato la necessità di “inserire il semestre bianco”, ovvero un periodo nel quale non potranno essere effettuate le nomine.
Ma c’è un problema. Secondo lo statuto della Compagnia di San Paolo prevede che i componenti del consiglio generale siano diciassette, di cui soltanto due nominati dal comune di Torino.

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L’articolo 8 dello Statuto della Compagnia di San Paolo

I consiglieri rimangono in carica per quattro anni dalla data della nomina e sono stati nominati nel maggio 2016; scadranno quindi soltanto nel 2020, data in cui il Comune potrà scegliere due nuovi consiglieri. La Appendino, come ha tra l’altro correttamente detto, le dimissioni può solo augurarsele.
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C’è anche da segnalare che se il Comune non effettua le nomine entro il periodo designato, perde la possibilità di farle:
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La Appendino quindi potrà sostituire i consiglieri nominati da Fassino soltanto in caso di dimissioni, di perdita dei requisiti di onorabilità o di impossibilità a svolgere l’incarico. C’è infine la questione degli stipendi che i consiglieri si sarebbero aumentati. In realtà la Compagnia di San Paolo ha aumentato il budget dal quale attingere per pagare le spese di funzionamento di tutti gli organi della Fondazione, vecchi e nuovi (e quindi in teoria anche gli emolumenti dei cinque componenti il Comitato di gestione e gli 11 membri del consiglio generale). La Fondazione ha però smentito ieri che i fondi verranno utilizzati per questo scopo: “In merito alle dichiarazioni del neo eletto sindaco di Torino – si legge in una nota inviata alle agenzie di stampa – si precisa quanto già ampiamente chiarito: l’ipotesi di accantonamento di 400.000 nel budget della Compagnia è stata formulata per promuovere l’attivazione di organi tecnici quali Comitati Scientifici, formati da esperti (e previsti dallo Statuto), per contribuire alla definizione delle linee programmatiche del prossimo quadriennio: adempimento, questo, legislativo e statutario. E’ quindi falso affermare che tale importo sia destinato ad aumentare gli emolumenti del presidente e dei consiglieri peraltro caratterizzati da un livello estremamente contenuto rispetto alle altre Fondazioni”.

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