Economia

Chi paga per lo spread?

Cosa succede quando aumenta lo spread e chi paga per la sua crescita? Federico Fubini sul Corriere della Sera oggi mette ordine nelle bufale e nelle fregnacce da propaganda elettorale che nei giorni scorsi l’hanno fatta da padrone nel dibattito politico italiano, dove nessuno ha il coraggio di riportare la politica all’ordine del principio di realtà e il MoVimento 5 Stelle è libero di andare in giro a dire che l’aumento del rendimento dei BtP è una buona notizia e i leghisti che si pagano meno interessi. Chi paga, quindi, per la crescita dello spread mentre la maggior spesa per interessi dovuta al suo aumento arriva a quota 6 miliardi? Si tratta di una redistribuzione dal basso all’alto e dall’interno verso l’estero; l’opposto esatto del programma di governo e accade per effetto delle dichiarazioni del governo stesso.

Questa élite patrimoniale con ogni probabilità è la parte di popolazione italiana che potrà investire di più in titoli di Stato di nuova emissione e beneficerà dunque delle cedole più elevate: catturerà parte di quei sei miliardi di costo supplementare per il bilancio pubblico stimati da Cottarelli. L’ultima Indagine della Banca d’Italia mostra infatti che solo il 20% più ricco degli italiani ha quote sostanziali di patrimonio sotto forma di ricchezza finanziaria (per gli altri prevalgono gli immobili). E solo il 30% più ricco investe almeno un decimo di queste somme direttamente in titoli di Stato; in parte lo fa poi anche attraverso fondi gestiti.

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La maggior spesa dovuta per lo spread (Corriere della Sera, 4 settembre 2018)

In base agli equilibri attuali, quasi un quarto dei nuovi titoli e un quarto di quei sei miliardi in più dovrebbe andare a loro. Pochissimo andrà invece al 30% di famiglie che possiede di meno, non solo perché appunto possiede di meno — la ricchezza netta per abitante nel quindicesimo «ventile» è appena di 11 mila euro — ma perché la quota di risparmio finanziario investibile non supera il 3%.

I titoli a cedola più alta li comprano invece banche e assicurazioni (oltre un quarto) e appunto investitori esteri (poco meno di un terzo). Resta da capire chi paga questi creditori con le proprie tasse, ed è qui che gli italiani con redditi medio-bassi entrano in scena. Praticamente metà dei contribuenti è compresa in redditi fra i 12mila e i 26 mila euro e versano ogni anno 38 miliardi in Irpef netta. È da lì che parte delle loro tasse saliranno sotto forma di cedole verso i ceti più alti,verso le banche e gli investitori esteri.

Insomma, tecnicamente il governo sta agendo come un Robin Hood all’incontrario: ruba ai poveri per dare ai ricchi. Come il Superciuk di Alan Ford. Chissà se anche i componenti dell’esecutivo hanno la scusa di essere sempre ubriachi.

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