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Chi ha tradito il referendum

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MoVimento 5 Stelle e SEL si sono impegnati molto per il referendum del 17 aprile su trivelle e trivellazioni, ma i loro elettori non li hanno premiati. Pur essendo i due partiti con la maggiore partecipazione alla consultazione, soltanto la metà dei loro elettori si è recata alle urne per votare secondo l’indicazione data. Lo dicono i dati di IP Demos pubblicati da Repubblica e quelli del Messaggero su dati SWG:

Ebbene, stando ai dati della SWG, solo il 46% degli elettori grillini si è recato a sostenere il referendum per il quale il partito si è speso in modo massiccio. «Fra i votanti di Grillo hanno optato per l’urna soprattutto i giovani e coloro che provengono dall’area culturale di sinistra che tradizionalmente è più sensibile ai temi ambientali»,assicura Risso. Che sottolinea come gli elettorati degli altri partiti invece si siano mossi in linea con la media nazionale con la parziale eccezione di quello del Pd che, come vedremo,in parte è andato a rimpolpare l’esiguo (due milioni di voti) esercito del”no”.

Un disastro anche le indicazioni di voto di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia: solo questi ultimi riescono a fare meglio della media voto (di appena un punto percentuale), mentre Salvini e Berlusconi sono nettamente sotto media.

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La percentuale di elettori al voto tra i maggiori partiti italiani (La Repubblica, 19 aprile 2016)

E la partecipazione al voto è ispirata dall’antirenzismo? Ilvo Diamanti non è per niente d’accordo:

Lo suggeriscono i dati di un sondaggio condotto da Demos circa una settimana prima del voto. Certo, fra gli elettori del M5S e dei partiti a sinistra del Pd la quota di coloro che si dicono certi di votare risulta particolarmente elevata. In entrambi i casi, poco sotto il 50%. Mentre fra gli elettori degli altri partiti l’intenzione di partecipare al referendum appare più ridotta. In particolare, nel Pd non raggiunge il 30%. Per questo è azzardato interpretare l’affluenza degli elettori come un indice di “sfiducia” nei confronti del governo e del premier. D’altra parte, tra coloro che, nei giorni scorsi, si erano detti certi di recarsi alle urne, il grado di “fiducia” nei confronti del governo risulta intorno al 30%. Dunque, meno, rispetto alla media degli italiani (39%). Ma non troppo. Per questo lascia perplessi la traduzione direttamente politica e “personale” che viene data al risultato del referendum. Non da una parte sola, peraltro. Perché Renzi e, in modo ancor più esplicito, i “renziani” hanno rovesciato, a proprio favore, questa impostazione. Con l’effetto, francamente paradossale, di trasformare l’astensione in consenso. Traducendo il dato della non-partecipazione in una misura del sostegno al governo e al premier.