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La cena tra Salvini, Centemero e Parnasi per i soldi alla Lega: «Iban o contanti?»

Una cena tra Matteo Salvini e Luca Parnasi insieme a Giulio Centemero nelle carte della procura di Roma depositate con la chiusura dell’indagine del filone dell’inchiesta sul gruppo Parnasi che riguarda i soldi alla politica e per il quale i pm contestano il finanziamento illecito al tesoriere della Lega e ad Andrea Manzoni, revisore legale del gruppo al Senato. Lo stesso reato è contestato anche all’ex tesoriere del Pd Francesco Bonifazi.

La cena tra Salvini e Parnasi per i soldi alla Lega: «Iban o contanti?»

I finanziamenti alla Lega, attraverso l’associazione Più Voci, risalgono alla fine del 2015 e all’inizio del 2016: 250 mila euro in due tranches da 125, decise in accordo con Manzoni. Le conversazioni acquisite dai carabinieri del nucleo investigativo e riportate da L’Espresso raccontano come tra Centemero e Parnasi ci fosse un’amicizia solida. Tanto che, in piena campagna elettorale, Centemero porta a cena dal costruttore Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, i pezzi forti della Lega e del governo gialloverde che verrà. Insieme a loro, fa sapere Centemero a Parnasi, “ci sarebbe anche il ragazzo che segue Matteo nella campagna elettorale”, ovvero Andrea (forse Paganella, uno dei successivi componenti della Bestia di Salvini al Viminale?). Siamo nel 2017, sono passati due anni dai finanziamenti. Il 19 dicembre, per lo scambio degli auguri natalizi, Parnasi invita a cena il gotha sovranista. Nei messaggi Telegram per accordarsi, il tesoriere scrive: “Per Iban et similia facciamo de visu o vuoi tutto in anticipo?”.

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La chat su Telegram per organizzare la cena tra Salvini e Parnasi (l’Espresso via La Repubblica, 21 novembre 2019)

I messaggi, raccontati oggi anche dal Fatto Quotidiano, proseguono:

Il 20 dicembre il tesoriere ringrazia l’imprenditore: “Ciao Luca, volevo ringraziarti molto per la cena. (…) Hai messo al tavolo delle persone di valore e sono contento Matteo ci si sia confrontato”. Chi siano le persone presenti alla cena non lo dicono. Ma in quello scambio di messaggi a un certo punto Parnasi chiede: “Grazie a te di cuore. Ma come fa Francesco Storace a sapere della cena con Matteo?”. “Storace? –risponde Centemero – O glielo ha detto Matteo o l’addetta stampa di Matteo. Indago… oppure Storace ha contatti in questura (Matteo gira con la scorta)”. Lo stesso giorno Centemero parla anche di altro con Parnasi. Aduncerto puntoinfattiscrive: “Ieri ho capito che Banca Igea sta costituendo un fondo immobiliare per i tuoi progetti. Se ti può interessare posso sondare una paio di famiglie emiratine con cui lavoro per investirci. Pensaci, nel caso mi muovo volentieri”.

La vicenda dei finanziamenti alla Lega e a EYU

Al centro della vicenda, che si inserisce nel capitolo più ampio sugli illeciti legati alla costruzione del nuovo stadio della Roma nell’area di Tor di Valle, ci sono i 150mila euro erogati nel marzo del 2018 dalla società Pentapigna di Parnasi alla fondazione Eyu (guidata da Bonifazi), vicina a Matteo Renzi, e i 250mila euro destinati, in due tranche (2015 e 2016), all’onlus ‘Piu’ Voci’, presieduta da Centemero. Centemero, Bonifazi e Parnasi, in concorso, rispondono del reato di finanziamento illecito. A Bonifazi è contestata anche l’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

fondazione eyu parnasi

L’indagine risale al settembre 2018: Il 27 giugno il costruttore accusato di corruzione è seduto davanti al procuratore aggiunto Paolo Ielo, al sostituto Barbara Zuin e a due ufficiali del nucleo investigativo di Roma che hanno svolto le indagini fa notare che i soldi servivano ad accreditarsi presso i nuovi potenti: «La vera ragione – risponde l’immobiliarista – è perché io volevo crescere nei rapporti imprenditoriali all’interno del Nord Italia attraverso questa…(fondazione ndr). Alla cena famosa che organizzarono a Milano venne il candidato Stefano Parisi, che io conobbi lì, quindi il mio interesse era sicuramente sostenere un’associazione vicina al mondo della Lega per accreditarmi all’interno di quella realtà. Non c’è dubbio».

francesco bonifazi

La stessa cosa vale per la Fondazione EYU: centocinquantamila euro per un opuscoletto che, per stessa ammissione di Parnasi, «boh, saranno 50 o 100 pagine». L’aggiunto Ielo, chiede, ironico: «Quindi lei ha pagato 150mila euro per 100 pagine? Non è forse un modo per far arrivare soldi al Pd?». Il costruttore, secco, risponde: «Esattamente». Un servizio che Parnasi paga profumatamente. Tanto che, appena un mese fa, sentito di nuovo dai magistrati, sarà lui a dire: «Non ho mai nemmeno visto il volume acquistato da Eyu, non me ne sono interessato e non so se sia stato consegnato o meno». Il tesoriere del PD e presidente della Fondazione Eyu Francesco Bonifazi aveva minacciato di querelare il Corriere della Sera quando il giornalista Giuseppe Alberto Falci aveva raccontato la vicenda in un articolo, perché “In esso il giornalista ha affermato che il valore della ricerca fosse di 7.000 euro, confondendo il concetto di “costo” con quello di valore, quest’ultimo (come risulta dagli atti), al contrario di quanto affermato dal giornalista, ammonta a 39.000 euro, mentre 7.000 sono una parte dei costi relativi ad alcuni aspetti della realizzazione. Una svista imperdonabile, poiché la falsa notizia pare volta ad insinuare condotte discutibili da parte della fondazione. Da ultimo: lo studio è stato fatto ed i risultati della ricerca esistono”.

EDIT: Giulio Centemero replica all’articolo de l’Espresso parlando di violazione di corrispondenza da parte del settimanale (si tratta invece di atti di indagine, non c’è stata nessuna violaazione)

“Porgo i miei sinceri complimenti a Giovanni Tizian de L’Espresso per il fervido talento letterario espresso nell’articolo uscito oggi sulla versione online. Non e’ da tutti infatti, partendo da pochi messaggi scambiati su una chat di Telegram, costruire un romanzo di fantapolitica. Non e’ da tutti violare la corrispondenza altrui e infischiarsene del segreto istruttorio per poi dare dei disonesti alle vittime delle due precedenti fattispecie”. Cosi’ il tesoriere della Lega, Giulio Centemero, commenta l’articolo dell’Espresso in merito all’inchiesta sui finanziamenti all’associazione leghista ‘Piu’ voci’ da parte dell’imprenditore romano Luca Parnasi. “Al solito si creano sottintesi, si accostano fatti tra loro scollegati e si fanno immaginare scenari che non esistono al puro scopo di colpire la Lega – aggiunge il deputato lombardo -. L’Espresso tiene la solita condotta lontana da qualsiasi principio di deontologia professionale e ormai lo hanno capito tutti che piu’ che di una rivista di attualita’ si tratta di un feuilleton di fantascienza, pur mancando a chi vi scrive il talento di Asimov o Huxley”.

“Non sapendo piu’ cosa scrivere L’Espresso vi’ola la corrispondenza di un parlamentare e costruisce l’ennesimo teorema anti-Lega – conclude -. Tutto falso, scorretto e contro la deontologia professionale. Quando verra’ riconosciuta la regolarita’ del contributo dato a Piu’ Voci cosa rimarra’? Solo la morbosa volonta’ di certi giornalisti di entrare nella mia vita privata e di spiarci dentro. A voi il giudizio…”.

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