Fatti

Carmela Santoro, la storia poco romantica dietro la “foto romantica” della prof che firma in abito da sposa

Una fotografia diventata virale, ma che racconta una vicenda tutt’altro che romantica

Una foto simbolo, ma della precarietà del lavoro in Italia. Negli ultimi giorni è diventata virale sui social l’immagine di una donna che si è presentata a scuola vestita da sposa. Era lì, all’Istituto di Istruzione Secondaria Majorana di Martina Franca, in provincia di Taranto, per firmare il suo contratto per insegnare matematica agli studenti che frequenteranno quella scuola. Ma, per il momento, solamente per un anno. Carmela Santoro era lì in abito bianco perché quel giorno combaciava con quello delle sue nozze. E l’immagine romantica e ottimistica, in realtà, rappresenta solamente il simbolo di come il mondo del lavoro nel nostro Paese sia precario e che si debba “correre”, senza soluzione di continuità, ogni qualvolta si presenta un’occasione.

Carmela Santoro, la professoressa che firma il contratto in abito da sposa

All’inizio, infatti, l’immagine della professoressa-sposa che va a scuola per firmare il contratto prima del suo matrimonio era stata “raccontata” come un’immagine positiva. E, certamente, i lati gioiosi di questa vicenda ci sono stati per Carmela Santoro: le nozze e un posto di lavoro. Poi, però, questa vicenda ha assunto dei contorni diventati sempre più marcati ed evidenti. Ed è proprio l’insegnante di matematica dell’Istituto Majorana di Martina Franca a raccontare l’altra faccia della medaglie della sua storia, rispondendo a quella foto pubblicata sulla pagina Facebook “Inchiostro di Puglia“.

“Rispondo perché ne sto leggendo di ogni. Non è un posto fisso ma un semplice contratto annuale. Sono stata costretta ad andare a scuola a firmare altrimenti avrei perso un anno di lavoro. Purtroppo la gente parla senza sapere”. Insomma, una storia di precariato e di un contratto che doveva essere necessariamente firmato entro la mattina del 6 settembre (giorno delle sue nozze). La comunicazione le era arrivata il venerdì sera e la firma era necessaria entro la mattina del lunedì. Come spiega la vicepreside a La Stampa:

“Nel suo caso poteva inviare una giustificazione ma ha preferito passare e risolvere tutte le incombenze amministrative. La presa in servizio è indifferibile, va fatta in presenza e non è possibile fare delega. Se la convocata non si presenta perde il posto che le è stato assegnato”.

Poteva rimandare, ma la presa in servizio doveva essere necessariamente fatta. In presenza. Di persona. E così è stato. Per questo motivo l’altra faccia della medaglia della storia di Carmela Santoro perde tutti i crismi del romanticismo e mostra tutti i problemi del mondo del lavoro in Italia. Un lavoro a tempo. Un lavoro precario che non regala seconde opportunità o lune di miele rimandabili.