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"Nessuna ragazza dovrebbe essere chiamata ‘maiale’ per aver mangiato un biscotto in più", il monologo di Carlotta Ferlito | VIDEO

neXt quotidiano|

Carlotta Ferlito

Vessazioni psicologiche e violenze fisiche non possono andare di pari passo con lo sport. Perché qualsiasi disciplina – soprattutto se coinvolge i ragazzi più giovani – dovrebbe essere una valvola di sfogo, un’iniziativa per mostrare il proprio talento. Negli ultimi mesi, però, è stato squarciato un velo attorno al mondo della ginnastica (in Italia e non solo) con diverse atlete che hanno denunciato comportamenti da parte di allenatori e staff che vanno ben al di là del mero spirito sportivo (includendo in tutto ciò anche quel sano agonismo che, però, viene superato da questi eventi). E nel corso dell’ultima puntata della trasmissione Le Iene, Carlotta Ferlito ha raccontato la sua storia.

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Carlotta Ferlito e le vessazioni contro le giovani ginnaste

Il monologo della campionessa siciliana, argento europeo nella trave nel 2011 (apice di una carriera ricca di successi anche al di fuori dell’Italia), è intriso di dolore per quella passione cancellata dalle vessazioni subite.

“Vi assicuro che per un’atleta la cosa più difficile al mondo è essere allontanata dallo sport che hai praticato fin da piccola, lo sport per cui hai dato tutto. Ma io ho parlato con la convinzione che se provi a far sentire la tua voce, alla fine, qualcuno ti ascolta. Questo sport non può e non deve più essere fatto anche di violenze psicologiche e fisiche. Nessuna ragazzina dovrebbe essere presa a sberle, umiliata se chiede di andare in bagno, costretta a fare esercizi dove rischia l’osso del collo solo per punizione, o essere chiamata “maiale” per aver osato mangiare un biscotto in più.
Nessuna dovrebbe essere costretta a dimenticare dove sta il confine fra il giusto e lo sbagliato, fra normalità e malattia, come invece è successo a me, che, a un certo punto, ho accettato quasi tutto: io ho reagito e, oggi, quel confine ce l’ho ben presente. Per questo voglio scegliere con la mia testa, imparare a guardare al mio fisico con affetto anziché con paura, recuperare le cene saltate, stare lontana dalla violenza e imparare a perdonarmi.
Voglio decidere quando e come inizia e finisce la mia carriera. Voglio essere autonoma, anche scomoda se serve, non obbedire a nessuno. Ogni giorno cerco di migliorare, proprio come facevo in passato, da atleta. Solo che oggi lo faccio da persona, da donna. E questa volta lo faccio da sola, senza che nessuno possa permettersi di dirmi che cosa è giusto e cosa è sbagliato per me”.