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Brexit, sarà Leave

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Bbc, Sky News e Itv, le tre principali reti televisive britanniche, fanno ormai per sicura la vittoria della “Brexit“: le previsioni sul voto – quando mancano 78 circoscrizioni da scrutinare su un totale di 382 – indicano che il campo degli euroscettici dovrebbe attestarsi attorno al 52%. Con oltre il 75% dei voti scrutinati, il Leave aumenta il vantaggio. Sono finora 12,89 milioni a volere la Brexit contro 12,08 milioni che hanno scelto Remain. Nigel Farage: «È una vittoria che è una nuova indipendenza per il nostro paese». Come abbiamo spiegato, formalmente l’esito del referendum non è vincolante ma è impossibile che il governo non tenga voto di questo risultato. Si rincorrono le voci di dimissioni per David Cameron.  “E’ ufficiale. Il Regno Unito ha votato per lasciare l’Unione europea”, scrive l’emittente britannica BBC in un tweet quando è stato superato il quorum di oltre 16,8 milioni di voti che attribuisce la vittoria alla

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Le ultime rilevazioni sulla Brexit: la BBC chiama la vittoria del Leave

Brexit, sarà Leave

Il risultato ha provocato gravi scossoni sui mercati internazionali aperti nella notte. La sterlina ha accusato il colpo, ampliando le perdite sul dollaro a 1,33. Nella seconda parte delle contrattazioni, la Borsa di Tokyo sta facendo registrare un crollo dell’8,30%. Sono crollati anche i prezzi del greggio in Asia. Il barile di light sweet consegna da agosto perde 2,12 dollari a 47,99, il Brent ad agosto è in calo di 2,06 dollari a 48,85 dollari. Il leader dell’Ukip, Nigel Farage, ha già espresso la sua soddisfazione davanti alle telecamere. “Se le previsioni che abbiamo adesso sono corrette, sarà una vittoria per le persone reali, una vittoria per la gente comune, una vittoria per la gente per bene“, ha spiegato. “Abbiamo combattuto contro le multinazionali, contro le grandi banche d’affari, contro la grande politica, contro la menzogna, la corruzione e l’inganno e oggi l’onestà e la decenza e la fiducia nella nazione penso stiano per vincere“, ha commentato. “Spero che questa vittoria ci porti a un’Europa di Stati nazionali sovrani che negoziano insieme“, ha aggiunto Farage, che ha chiesto ai britannici di fare del 23 giugno “il nostro independence day”.

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La rappresentazione grafica della vittoria del Leave al referendum sulla Brexit: Scozia ed Irlanda del Nord hanno votato per il remain

Il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon rimarca la differenza della Scozia, che ha votato in massa per il Remain. “La Scozia ha consegnato un voto chiaro, senza equivoci, per la permanenza nella Ue e accolgo con favore questo sostegno al nostro status europeo. Se il risultato complessivo è ancora da dichiarare, il voto qui chiarisce che il popolo scozzese vede il suo futuro nell’Unione europea” ha detto Sturgeon, che da tempo solleva l’ipotesi di un nuovo referendum sull’indipendenza scozzese in caso di Brexit. “Aspettiamo il risultato nazionale, ma la Scozia ha parlato, e parlato chiaro” ha detto Sturgeon.
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Brexit: chi ha votato Leave e Remain per fascia d’età

Sul fronte politico, c’è già chi – come Farage – chiede le dimissioni immediate di David Cameron. Tra i Tories, ottantaquattro deputati conservatori schieratisi a favore della Brexit hanno invece firmato una lettera in cui chiedono al primo ministro di rimanere al suo posto qualunque sia l’esito del voto: tra i firmatari vi sono anche l’ex sindaco di Londra, Boris Johnson, e il ministro della Giustizia Michael Gove. Ma secondo gli analisti il premier rimarrebbe alla mercé dell’ala destra del suo partito, in una posizione quindi assai indebolita che potrebbe costringerlo – in caso di vittoria della “Brexit“, alle dimissioni. Ieri notte i poll avevano dato in vantaggio il Remain, accreditato al 52% contro il 48% del Leave: questo aveva influenzato le prime pagine dei giornali, oggi in edicola con una notizia sbagliata.

Mentre il risultato in favore della Brexit è quasi ufficiale, dalla Scozia arrivano le prime voci di dissenso. Nell’area a nord del Vallo di Adriano, che ha votato in larga maggioranza per il Remain, oltre il 60%, si iniziano già a sentire le prime richieste di un nuovo referendum per l’indipendenza. L’ex ‘first minister’ scozzese ed ex leader dello Scottish National Party, Alex Salmond, ha glissato le domande specifiche della Bbc, ma da Edimburgo alcuni rappresentanti del partito indipendentista hanno detto che “ora ci saranno conseguenze“, parlando di “una decisione presa dagli inglesi che impatterà anche sugli scozzesi“. Il 18 settembre del 2014 in Scozia si tenne un sofferto referendum per l’indipendenza, che fu tuttavia bocciata alle urne. Lo Scottish National Party ha già fatto intendere, per voce di alcuni suoi rappresentanti, “che bisognerà trovare qualche meccanismo per preservare il nostro rapporto con Bruxelles”. Il ‘Leave’ invece vince in Galles conquistando 854.572 voti contro le 772.347 preferenze date al ‘remain’. Con l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, l’Irlanda dovrebbe andare al voto per la propria riunificazione, ha detto il vicepremier dell’Irlanda del Nord, Martin McGuinness. Lo riferisce il Guardian. In caso di Brexit, ha detto il leader dello Sinn Fein, ci sarebbero “enormi conseguenze per l’intera isola d’Irlanda, che andrebbero contro le aspettative democratiche del popolo. E l’elettorato dovrebbe avere il diritto di votare per “mantenere un ruolo nell’Ue”.

Welcome to the Brexit!

I commenti dei giornali sono funerei. ”Potrebbe essere una semplice coincidenza. Ma in modo sorprendente le forze che hanno spinto il referendum sono simili a quelle che stanno scuotendo la politica americana”, afferma il Washington Post, sottolineando che il crescente risentimento per le ricadute della globalizzazione e gli effetti della crisi finanziaria hanno spaccato l’elettorato inglese e americano. ”A questo si aggiungono i nodi dell’identità nazionale e culturale in un momento di crescente diversità demografica, messo in evidenza dal dibattito sull’immigrazione. Sia il partito del Leave sia Trump hanno trovato nell’immigrazione la loro più potente arma politica”. Dopo la notte insonne ai terminali, in attesa del voto Uk un gestore italiano nella City, Mauro Ratto, head of Emerging Market Investment Management di Pioneer Investments, parla di mercati “molto pesanti”. “Per il momento ancora niente di drammatico”, racconta all’ANSA, “potrebbe esserci ulteriore volatilità a breve con l’apertura dei mercati europei”. Sui rendimenti dei titoli di stato Usa Ratto parla poi di “uno scenario di terrore”: Il future sul decennale “è poco liquido – spiega anche -, nelle mani di pochi operatori hedge fund e asiatici, ma tratta all’1,5% e 25 basis point di differenza sono un’enormità di questi tempi”. A Londra i gestori Pioneer (gruppo Unicredit) hanno monitorato la situazione durante la notte, spiega Ratto, anche se “le posizioni sono state prese a inizio serata, l’esito del referendum si è capito abbastanza rapidamente”. “E’ un risultato ben al di là di quello che ci si poteva aspettare con 1 milione di voti di differenza – racconta -. E’ una situazione, storica si vive un po’ attoniti”.