Cultura e scienze

Blues in vinile: così la De Agostini mette in subbuglio gli audiofili

@neXt quotidiano|

Da qualche giorno nei forum, su Facebook e su Internet non si parla d’altro: Blues in vinile è il nome di una collezione di 60 dischi da 180 grammi che la casa editrice De Agostini pubblica in edicola e vende in abbonamento. Il piano dell’opera – che per ora vede programmate soltanto le prime 25 uscite – comprende titoli come John Mayall – A Hard Road, B.B. King – Live at the Regal, Big Brother and the Holding Company (Janis Joplin) – Cheap Thrills, The Allman Brothers Band – The Allman Brothers Band, e poi Steve Ray Vaughan, Muddy Waters, Willie Dixon, T-Bone Walker, Gary Moore, Robben Ford e Aretha Franklin. La prima uscita, con A Hard Road, c’è stata ieri, 14 ottobre e da quel momento i forum di audiofili e appassionati sono impazziti.

blues in vinile de agostini
La presentazione di Blues in vinile nel sito della De Agostini

Blues in vinile: così la De Agostini mette in subbuglio gli audiofili

C’entra il ritorno del vinile come supporto per l’ascolto di musica, che ormai ha dimensioni commerciali interessanti anche in Italia, l’apprezzamento sempre maggiore nei confronti dell’ascolto su giradischi e, last but not least, il fatto che l’iniziativa commerciale si inserisca nell’ambito di un grande mercato di dischi sviluppato soprattutto da privati, dove le vendite e gli acquisti sono in continuo aumento sia sulle piattaforme di scambio veicolate su internet che sui siti, fino ai mercatini sotto casa. L’entrata in scena di un gruppo editoriale – che aveva tra l’altro già lanciato nel 2011 una apprezzatissima selezione di titoli jazz, sempre in vinile – finisce inevitabilmente per ridurre la liquidità del mercato dell’usato. Anche perché i nuovi dischi della De Agostini sono edizioni rimasterizzate, nelle quali il logo della casa con molta intelligenza è stato fin troppo nascosto e la reperibilità, a patto di avere un’edicola sotto casa in una grande città se non si vuole utilizzare una delle forme di abbonamento con spedizione a casa, è di molto facilitata. E allora vediamo come si è sviluppato il dibattito tra audiofili e appassionati sulla questione Blues in vinile, segnalando ovviamente soltanto le discussioni ma non gli autori. «Amici, al di là delle polemiche che inevitabilmente nascono in gruppi numerosi, vi segnalo questa bella iniziative (come sempre) della De Agostini», esordisce un utente su blues in vinile de agostini 3

La tentazione dell’acquisto compulsivo

«È vero: io fino a ieri non sarei mai andato in un negozio di vinili usati ma nemmeno alla bancarella a cercare un John Mayall perché ne ho già due e mi bastano. Ora invece mi viene voglia di andare in edicola Emoticon smile Non lo faccio, non lo devo fare», aggiungono altri in un gruppo pubblico chiamato Discomaniacs. E ancora: «È lo stesso meccanismo per il quale quando esce l’iPhone nuovo improvvisamente il tuo, che fino al giorno prima era perfetto, comincia a sembrarti lento e brutto e provi l’impulso irresistibile di andare nell’Apple store più vicino…». Oppure: «stiamo parlando di CD riversati sul vinile, tutta sta qualità..sinceramente non la vedo, che poi io le compro le ristampe, mai avuto problemi a comprale, però basta che non mi si faccia il discorso qualitativo e di superiorità che non regge..SONO CD su vinile riciclato, niente di più niente di meno». Un discorso che scatena polemica: «MA NON È COLLEZIONISMO CAZZO! – dice un’altra utente – proprio perché non lo è che è comodo! passiamo le ore a cercare matrici, verificare se è EX o VG [le categorie che disegnano lo stato di conservazione di un disco, ndr], questa è una cosa senza sbatti, non c’entra un cazzo con il collezionismo (l ultimo disco che ho preso da COLLEZIONE costa poco più della raccolta intera!)». Con accenti comunque perfettamente condivisibili: «a me rompe il cazzo sto fatto che non va mai bene un cazzo, non stampano i vinili ed è male, le stampe rare costano ed è male, le ristampe cheap e sono male, sto cazzo ed è male». Alla fine la discussione scema, ma bastano questi accenni per comprendere il filo del discorso: tra un mercato in piena fioritura ma dove si teme la concorrenza e un filo di complottismo, Blues in Vinile è il bene, anzi il male, anzi tutto e il contrario di tutto. O forse dovremmo essere noi a darci una robusta calmata.