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Bellanova: “Nessun veto su Di Maio premier”

La numero due di Italia Viva apre al ministro degli Esteri e ai 5 Stelle, considerati più controllabili rispetto a Conte

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“Conte non è l’unico nome possibile per Palazzo Chigi. Di Maio? Perché no”. Teresa Bellanova, numero due di Italia Viva lo ha affermato oggi intervenendo a Tgcom24, in quella che a molti attenti osservatori è apparsa una mossa non del tutto a sorpresa. Perché, se è vero che Italia Viva da sempre ha nel suo dna l’avversione conclamata nei confronti del Movimento 5 Stelle, considerato da Renzi il vero responsabile dell’immobilismo del governo su economia, sanità e infrastrutture, nelle ultime settimane il bersaglio dei renziani si è spostato in maniera sempre più evidente verso l’ormai ex Presidente del Consiglio e il suo responsabile comunicazione Rocco Casalino. Un’avversione prima politica e poi personale maturata in quasi 17 mesi di governo durante i quali Renzi ha fatto spesso la parte del guastatore, mettendo nel mirino il contismo prima ancora del grillismo; l’individualismo di una figura sempre più popolare e ingombrante, prima ancora che il partito che lo ha generato, considerato ormai dallo stesso Renzi una controparte spuntata e decisamente più malleabile in prospettiva di un nuovo esecutivo. In altri termini, più controllabile.

Per tutte queste ragioni il nome di Di Maio risulta molto più digeribile ai maggiorenti renziani, come lascia chiaramente trasparire l’ex ministra dell’Agricoltura.

“Di Maio premier? Noi partiamo dal programma, soprattutto non poniamo né subiamo veti” ha dichiarato Bellanova. “Italia Viva non pone veti nemmeno su Conte, ma non c’è solo lui. Quello che ci interessa è come si affronta la crisi, non discutiamo gli uomini ma il programma”. Per poi aggiungere: “Andremo al Colle senza fare nomi ma per discutere di temi”.

Insomma, cambiare premier non è un tabù, come non è un tabù sostenere a Palazzo Chigi l’uomo che fino all’altro ieri ha incarnato, insieme a Di Battista, il grillismo nella sua essenza. Il messaggio è chiaro: tutti tranne Conte, persino Di Maio. Sarebbe l’ennesima giravolta politica di un partito nato attorno alla mossa del cavallo e che ha fatto della strategia e della spregiudicatezza la sua cifra. Chi credeva di averle viste tutte è avvisto insomma. La crisi è appena cominciata.

Non si è fatta attendere la risposta di Di Maio, che, ribadendo “la massima lealtà a Conte”, ha risposto:

“Tirano in ballo il mio nome col chiaro intento di mettermi contro di lui. Ma il suo sarà l’unico nome che il M5s farà alle consultazioni”.