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Barroso a Goldman Sachs è l'ennesimo favore agli euroscettici

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La decisione di Josè Manuel Barroso, ex Presidente della Commissione Europea dal 2004 al 2014, di andare a lavorare per Goldman Sachs (con il ruolo di presidente non-esecutivo) ha creato un certo malumore a Bruxelles. Del resto la Goldman Sachs è una delle principali banche d’affari del mondo, ritenuta corresponsabile di disastri come la crisi finanziaria del 2008 e dell’attuale stato delle finanze greche. Per un europeista convinto, quindi, andare a lavorare per quella banca se non è un crimine è senza dubbio un peccato mortale.
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Barroso, un presidente molto poco europeista

Il più duro è il Presidente del gruppo dei socialisti e democratici (S&D) all’Europarlamento, Gianni Pittella, che ha definito quella di Barroso “una scelta deplorevole dal punto di vista politico e morale“. Dal punto di vista formale la scelta di Barroso non viola le regole imposte agli ex-Presidenti della Commissione, però non si può negare come si sia trattato di una decisione quantomeno inopportuna. Come se non bastassero le polemiche sull’Europa dei banchieri che si piega alle richieste delle lobby economico-finanziarie a discapito dei diritti dei cittadini europei. Non serviva certo un altro argomento a chi si oppone a questo genere di Europa, ma Barroso ha pensato bene di fornirlo gratuitamente. All’epoca della riconferma di Barroso alla guida della Commissione (2009) Pittella giustificò l’astensione del gruppo dei socialisti e democratici criticandoi cinque anni di fallimenti alle spalle di Barroso e soprattutto la svolta a destra del governo europeo.

Noi possiamo dirci fieri di non aver sostenuto la candidatura di Barroso. Un uomo di destra che non ci appartiene. Un presidente che porta sulle spalle cinque anni di fallimenti alla guida della Commissione, che non é stato in grado di reggere alla prova della crisi mondiale e incapace di indicare le vie della ripresa. Un presidente succube dei governi nazionali. La nostra responsabile condotta, manifestata con un voto di astensione, ha frenato il pieno di consensi per un candidato pesantemente condizionato da una maggioranza conservatrice, e ha svelato il ruolo dei Liberali, lesti nel soccorso a Barroso. Il voto di oggi ha reso evidente un dato politico che era già chiaro: una svolta a destra che autorizza seri timori per la tenuta dell’Europa. Tuttavia, nonostante le difficoltà, nel Parlamento esistono le condizioni politiche per proseguire un’energica battaglia nel segno della difesa dei diritti, dei bisogni dei lavoratori e dei cittadini europei. Del resto, il presidente Barroso avrà, adesso, l’arduo compito di presentare i suoi commissari e il suo programma. Il Parlamento, come ben sa il riconfermato presidente, non ha mai fatto sconti in questi delicati passaggi

Al suo secondo mandato Barroso ottenne una larga maggioranza anche grazie ai voti degli euroscettici. Le Monde aveva salutato la sua rielezione ricordando come Barroso avesse di fatto reso la Commissione Europea una sorta di “segreteria degli stati membri più potenti”. Un aspetto questo che difficilmente ha aiutato la causa europeista. Anche in occasione del primo mandato di Barroso, eletto soprattutto con i voti del PPE e la cui candidatura fu fortemente voluta dagli inglesi gli allora DS decisero di votare contro, Massimo D’Alema (all’epoca eurodeputato) annunciando l’intenzione di non votare per il candidato del PPE definì Barroso “un rispettabile politico della destra europea”. C’è però da dire che Barroso non è certo l’unico uomo di governo europeo legato alla Goldman Sachs.
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Ma Goldman Sachs è ovunque

Come faceva notare l’Independent già nel 2011 in un pezzo intitolato “Goldman Sachs conquers Europe” gli uomini della Goldman Sachs hanno governato (e stanno governando) l’Europa già da parecchio tempo. Non che sia un segreto ma qualcuno dovrebbe far notare a Pittella che Mario Monti  è stato commissario europeo sia con Prodi (eletto con i voti dei DS) che con Barroso. E che in Italia è stato Presidente del Consiglio anche grazie alla fiducia del PD. Che dire invece di Jean Claude Juncker, l’attuale Presidente della Commissione, applauditissimo quando si è alzato a prendere per il culo Nigel Farage? Jucnker è l’ex-primo ministro del Lussemburgo, ovvero quel paese europeo che è diventato uno dei paradisi fiscali più importanti del Mondo. E lo ha fatto creando una serie di norme che di fatto hanno sottratto denaro e risorse agli altri Paesi Membri della UE. Juncker insomma non è poi così meno legato alle banche di tanti altri politici europei a prescindere dal fatto che lavorino per Goldma Sachs o meno. Forse qualcuno all’Europarlamento dovrebbe rivedere le strategie di comunicazione.