Economia

Atlantia, De Micheli e la sottile differenza tra “revoca” e “revisione” delle concessioni autostradali

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«Sarà inoltre avviata la revisione delle concessioni autostradali, confermando il piano tariffario unico», così si legge al punto numero 22 del programma di Governo preparato da Giuseppe Conte sulla base degli indirizzi condivisi dal MoVimento 5 Stelle, dal Partito Democratico e da Liberi e Uguali. E proprio quel “revisione” al posto di “revoca” che dovrebbe essere un campanello d’allarme per quelli che come l’ex ministro Danilo Toninelli ancora qualche settimana fa promettevano una revoca della concessione ad Atlantia.

La revisione del Conte bis contro la revoca di di Toninelli

Toninelli, asserragliato nel bunker di Twitter dover risulta essere ancora Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti (pare che proprio non se ne volesse andare dal MIT), aveva promesso alla vigilia dell’anniversario del crollo del Morandi la revoca della concessione ad Aspi, scrivendo che «il M5s era già pronto quando Salvini ha tradito il contratto di governo». Poi il governo è caduto, e delle concessioni autostradali non se ne è parlato.

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L’ultimo emblematico tweet dell’ex ministro, datato 30 agosto, loda le dichiarazioni di Luigi Di Maio fatte il 30 agosto dopo la consultazione con il premier incaricato Conte. In quell’occasione il Capo Politico sembrò avere tutta l’intenzione di rompere con il Partito Democratico e disse che «avevamo pronto il Decreto per iniziare la revoca delle concessioni autostradali. Va fatto. Il prima possibile».

Ma cosa vuol dire “revisione” e che differenza c’è?

Come già visto in passato – nel famoso Contratto di Governo si parlava proprio di “revisione” del progetto del TAV Torino-Lione – anche nel nuovo programma è scomparsa la revoca e al suo posto si parla di revisione. Cosa significa? Con tutta probabilità, e visti i precedenti, che le concessioni autostradali che il M5S vorrebbe in qualche modo azzerare e revocare in toto verranno “riviste”. Come ha spiegato la ministra Paola De Micheli in un’intervista a Sky Tg24 «il tema della revisione è legato all’esigenza, oltre a dare una risposta seria alla tragedia del Ponte Morandi, di accelerare e definire meglio il piano di investimenti dei concessionari, in alcuni casi ci sono degli investimenti che hanno dei piani finanziari vecchi di vent’anni, di rafforzare il fronte della sicurezza e di fare un lavoro meglio pianificato sul piano tariffario».

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«Il Movimento 5 Stelle ha chiaro che sul tema delle concessioni vogliamo riuscire ad ottenere il massimo e il meglio per i cittadini», ha concluso la neoministra. E pare che il nuovo corso del governo rispetto alle concessioni autostradali piaccia anche nel MoVimento 5 Stelle. Il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera, il genovese Sergio Battelli (M5S) ha dichiarato in una nota di essere d’accordo con la De Micheli «quando dice che, in tema di infrastrutture, dobbiamo accelerare, definire meglio e rafforzare gli investimenti dei concessionari, anche nell’ottica di una sempre maggiore sicurezza e riduzione dei costi per gli utenti». Con un distinguo: «ritengo però altrettanto indispensabile aprire un dibattito serio, immediato e privo di preconcetti sulla revisione delle concessioni stesse, così come previsto dal programma di governo. E la revisione non può scartare, a priori, eventuali revoche». Ora è evidente che se l’intento del governo è rivedere le concessioni per ottenere che i concessionari investano di più e meglio nel comparto della sicurezza a priori si sta già scartando l’ipotesi di una revoca. A meno che ovviamente i concessionari decidano di andare al muro contro muro con un governo più “amico” del precedente.

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Non è della stessa idea del collega Battelli il senatore pentastellato Mario Michele Giarrusso (che ha votato sì all’accordo con il PD). In un’intervista rilasciata ad Affaritaliani.it Giarrusso ha dichiarato che «se il Partito democratico intende ripercorrere le orme di Salvini, martellando il Movimento giorno per giorno prendendo le distanze e differenziandosi, lo dica subito prima di lunedì e martedì, in modo da consentirci di regolarci di conseguenza», lasciando intendere la possibilità di non votare la fiducia. La De Micheli ha fatto capire che opere come la Gronda di Genova rientrano nel piano del governo sul quale non c’è un’obiezione politica. Va ricordato che la realizzazione della Gronda è in concessione ad Autostrade per l’Italia, che fa capo ad Atlantia ed è lo stesso concessionario che aveva in gestione il viadotto Morandi. Va da sé che se si vuole ancora revocare la concessione ad ASPI allora si dovrà trovare un nuovo concessionario per la Gronda (a meno di non bloccare il progetto). Il senatore M5S è molto chiaro: «Non consentiremo a nessuno, né alla De Micheli né ad altri, di utilizzare il metodo Salvini contro il M5S e le sue battaglie. Sulla Gronda di Genova, ad esempio, facciano pace con il cervello, quelli del Pd, perché l’hanno bloccata loro». Ma Giarrusso ha la memoria corta, fu proprio Toninelli a dire che l’analisi costi benefici sulla Gronda era negativa e che l’ex ministro già disse no alla Gronda a luglio.

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A chi nei commenti gli fa notare che nel programma è appunto scritto “revisione” Giarrusso risponde da avvocato spiegando che per revisione «in diritto amministrativo si intende : proroga , revoca o sospensione del provvedimento». Ma non sarà certo sfuggito che il programma di governo non è un documento amministrativo ma un documento politico dove le parole hanno tutt’altro peso e significato. Forse Giarrusso  prima di votare la fiducia dovrebbe rivolgersi al suo partito e a coloro che hanno negoziato l’accordo programmatico con il PD per qualche chiarimento.

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