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Armenia: l'ostaggio liberato e il gruppo armato asserragliato in caserma

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Il gruppo armato che ieri ha assaltato una caserma di polizia a Ierevan ha liberato uno dei sei poliziotti presi in ostaggio, che soffre di “un’allergia“: lo riportano i media locali citando un membro del commando, Varuzhan Avetisian. Il gruppo armato è asserragliato da ieri nella caserma di polizia e chiede la scarcerazione di Zhirair Sefilyan, il leader di un piccolo gruppo d’opposizione finito dietro le sbarre con l’accusa di voler rovesciare il governo. “Siamo pronti a resistere a un eventuale blitz della polizia“, ha dichiarato Avetisian.

Armenia: l’ostaggio liberato e il gruppo armato asserragliato in caserma

La polizia armena ha intanto fermato quasi 200 persone per verificare i loro possibili collegamenti con il gruppo armato che ha preso d’assalto una caserma di polizia a Ierevan. Tra le persone rimaste ferite nell’assalto lanciato oggi da un commando armato a una caserma di polizia di Ierevan, “due sono in condizioni estremamente gravi e altri due in condizioni gravi”, sostiene uno dei vice comandanti della polizia armena, Ghunan Poghosyan. Alle cinque del mattino, gli assalitori – da 20 a oltre 30, a seconda delle fonti – hanno sfondato i cancelli della caserma con un camion, ingaggiando uno scontro a fuoco con i poliziotti. Poi hanno preso in ostaggio alcuni di loro, tra cui – stando ai media locali – anche il generale Vardan Egiazaryan, vice comandante della polizia del Paese, che sembra sia stato catturato quando è andato dagli “insorti” per trattare con loro.La caserma è adesso circondata dalle forze dell’ordine, che hanno bloccato le strade della zona e da molte ore conducono estenuanti trattative con gli aggressori per convincerli a deporre le armi e a liberare gli almeno sei ostaggi ancora nelle loro mani (due sono stati liberati, uno di loro per un malore). Secondo la Bbc, dei sostenitori del gruppo hanno pubblicato un video in cui si chiede il rilascio non solo di Sefilyan ma anche di altri “prigionieri politici” e si esorta la gente a scendere in piazza contro il presidente Serzh Sargsyan.
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Cosa succede in Armenia

 
I servizi di sicurezza smentiscono però questa notizia e accusano i simpatizzanti di Sefilyan di “diffondere sui mass media e sui social network informazioni false di una ribellione armata”. In ogni caso, stando ai media locali e a quelli russi, tra la popolazione non si intravede alcun segnale di rivolta a sostegno del commando. Dietro le violenze di oggi potrebbe esserci il mai assopito conflitto nel Nagorno-Karabakh, una regione che Ierevan e Baku si contendono da decenni in un conflitto che torna periodicamente a far scorrere il sangue in questo angolo del Caucaso. Zhirair Sefilyan, leader di ‘Nuova Armenia’, è infatti un aspro oppositore del presidente Sargsyan e lo accusa di non essere abbastanza risoluto nell’uso della forza contro gli azeri. A esasperare ulteriormente la posizione radicale di Sefilyan sono stati gli scontri nel Nagorno-Karabakh dello scorso aprile, in cui hanno perso la vita almeno un centinaio di persone tra militari e civili e le truppe di Baku hanno conquistato circa 800 ettari di territorio. L’oppositore, un ex ufficiale che ha combattuto nel Nagorno-Karabakh, è stato arrestato il mese scorso insieme a sei suoi sostenitori perché sospettato di preparare un piano per occupare i palazzi del potere e la torre tv. Accuse simili gli erano state mosse l’anno scorso e per questo era stato arrestato, salvo poi essere rilasciato dopo non molto. Tra il 2006 e il 2008 ha invece passato 18 mesi in carcere per aver incitato a “un violento rovesciamento del governo”.

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