Cultura e scienze

Aria condizionata e Coronavirus: secondo Rezza non c’è prova di aerosol

“E’ stato ipotizzato che l’aria condizionata possa aerosolizzare il virus e trasmetterlo a distanza ma questo non è assolutamente provato”. Al massimo può fare da “effetto vento e spingere goccioline di saliva all’interno di un ambiente chiuso “

“E’ stato ipotizzato che l’aria condizionata possa aerosolizzare il virus e trasmetterlo a distanza ma questo non è assolutamente provato”. Al massimo può fare da “effetto vento e spingere goccioline di saliva all’interno di un ambiente chiuso “: Giovanni Rezza, direttore dipartimento malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) durante la trasmissione Agorà, su Rai tre, ha parlato di una delle preoccupazioni più sentite sull’emergenza Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19 in vista dell’arrivo dell’estate.

Aria condizionata e Coronavirus: secondo Rezza non c’è prova di aerosol

Rezza parla proprio dello studio scientifico sul Coronavirus che abbiamo illustrato qualche giorno fa all’epoca della protesta delle aziende produttrici di condizionatori dopo un articolo della Stampa che ipotizzava il divieto di aria condizionata nei ristoranti della fase 2 dell’emergenza. Alcuni giorni fa, spiega, “è stato pubblicato un articolo sulla rivista americana, Emerging Infectious Diseases, dal titolo fuorviante, ovvero ‘Trasmissione del virus attraverso l’aria condizionata’. In realtà dai risultati si è visto che, all’interno di un ambiente chiuso dove due famiglie erano sedute a circa un metro di distanza, l’aria condizionata aveva fatto da vento, spostando le goccioline di saliva di poco più di un metro. Ma si tratta di un caso eccezionale, non è stata l’aria condizionata in sé a trasmettere il virus. Perché il virus si trasmette per contatti ravvicinati tra persone”. Rispetto al possibile rientro di italiani nelle regioni del sud che potrebbe esserci nelle prossime settimane: “spero non ci sia esodo biblico ma solo rientri necessari, e spero i governatori siano attenti al rispetto della quarantena da parte di chi si sposta. Ma confido – conclude Rezza – che anche queste persone non vorranno mettere a rischio i propri parenti e che tutto vada bene”. Nella ricerca di cui parla Rezza, che avevamo già illustrato con l’ausilio di Medical Facts, si racconta la storia di una famiglia di Wuhan che il 23 gennaio si reca a Guangzhou e va a pranzo in un ristorante del quinto piano. Quella sera, racconta Burioni su Medical Facts, uno dei componenti di questa famiglia si sente male e gli viene diagnosticato COVID-19. Le autorità della Cina identificano le persone presenti nella sala e le mettono in isolamento. Alcune persone seduto allo stesso tavolo del malato si ammalano, ma si ammalano anche persone sedute a tavoli lontani a più di un metro dal primo infettato.

Chiaramente, all’interno delle singole famiglie il virus può essersi diffuso successivamente: ma dalla famiglia A alla famiglia B e dalla famiglia A alla famiglia C il virus è passato durante il periodo trascorso insieme al ristorante, che peraltro gli epidemiologi cinesi hanno perfettamente quantificato: la famiglia B è stata seduta al suo tavolo contemporaneamente alla famiglia A per 53 minuti; la famiglia C per 73 minuti.

aria condizionata coronavirus 1
La disposizione dei tavoli nel ristorante (Da: Medical Facts)

La sala viene esaminata con attenzione e ci si accorge che i getti dei condizionatori creano forti correnti d’aria, che sono indicate nella figura precedente come frecce. Ecco il motivo per cui la trasmissione è avvenuta a distanza superiore di un metro: le goccioline, che solitamente cadono a terra, in questo caso sono state sospinte dal getto del condizionatore e come conseguenza sono arrivate più lontano. Certo, c’è voluto molto tempo (un’ora o più) e immaginiamo che il paziente dal quale è partita l’infezione stesse mangiando e chiacchierando con i suoi commensali, emettendo insieme alle parole anche le goccioline che trasportano il virus. Che è riuscito ad arrivare non solo alle persone che erano sedute insieme a lui, ma anche a quelle sedute ai tavoli vicini.

Gli autori della ricerca avvertivano che il loro studio ha dei limiti: “Non abbiamo condotto uno studio sperimentale per simulare la via di trasmissione aerea. Inoltre, non abbiamo eseguito studi sierologici su familiari asintomatici negativi al campione di tampone e altri commensali per stimare il rischio di infezione”.

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