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Perché Chiara Appendino è indagata per Piazza San Carlo

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«Nella mattinata odierna sono stati notificati 20 inviti a comparire ad altrettante persone indagate in ragione delle loro diversificate competenze, per i reati previsti dagli artt. 40 co.2, 113, 589 co. 1 e ult. c.p., cioè omicidio colposo (quello di Erika Pioletti, deceduta il 15 giugno c.a.) e lesioni colpose (in danno delle 315 persone che hanno proposto querela), nonché dagli artt. 40 co.2, 113, 449 co. 1 in relazione all’art. 434 c.p., cioè disastro colposo»: così la procura in una nota spiega l’indagine nei confronti della sindaca Chiara Appendino, del suo ex capo di gabinetto Paolo Giordana, del questore della città Angelo Sanna, del presidente e del dirigente di Turismo Torino Maurizio Montagnese e Danilo Bessone e di altri dirigenti della questura.

L’indagine su Chiara Appendino per Piazza San Carlo

Raggiunto dal provvedimento il dirigente del Commissariato Torino Centro, Alberto Bonzano, che quella sera era in piazza a coordinare le forze dell’ordine. A Bonzano, si apprende dal suo legale, Mauro Ronco, viene contestata la mancata rimozione delle transenne per agevolare le vie di fuga e il non aver impedito la vendita di bottiglie di vetro.  Un invito a comparire che la sindaca ha incassato con il consueto aplomb su Facebook, offrendo massima collaborazione agli inquirenti ma senza specificare per quale reato, oltre alle lesioni, è indagata, anche se pure questo è interesse di tutta la cittadinanza.
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Il gruppo consiliare del M5S Torino stavolta non se l’è presa con l’aggressione mediatica  anche se non sembra essersi accorto della curiosa coincidenza dell’invio dell’invito dopo la conclusione della campagna elettorale in Sicilia, dove il MoVimento 5 Stelle correva per vincere e ha comunque perso. In compenso i commenti sulla pagina Facebook della sindaca hanno raggiunto vette di umorismo involontario non indifferenti.
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Nella nota della procura Armando Spataro sottolinea che “deve essere precisato che gli inviti a comparire emessi sono anche finalizzati ad acquisire le dichiarazioni difensive delle persone che accetteranno di rispondere, così da poter eventualmente compiere conseguenti ulteriori accertamenti, non esclusi i confronti che si rendessero necessari, anche nel loro interesse, sicchè non possono in alcun modo essere considerati equivalenti ad atti di promovimento dell’azione penale”.  I pubblici ministeri, nei venti avvisi di garanzia notificati oggi, hanno tratteggiato le contestazioni agli indagati. Alcune di queste riguardano l’affidamento della manifestazione a Turismo Torino: i tempi e le risorse disponibili non permettevano nemmeno l’allestimento nel modo in cui prese forma.

L’indagine per omicidio colposo e disastro colposo

Nell’accusa i pm sosterranno che gli indagati, violando l’obbligo di controllo, avrebbero cooperato a causare il disastro di piazza San Carlo pur senza volerlo. A essere chiamati in causa saranno, quindi, i vertici istituzionali, dirigenti e funzionari che si sono occupati dell’organizzazione dell’evento, delle misure di sicurezza presenti in piazza e della gestione dell’emergenza, con particolare riferimento all’ordine pubblico. Un’accusa che, se provata, una volta conclusi tutti i gradi di giudizio di un eventuale processo, comporterebbe un aggravamento delle pene fino anche a dodici anni di carcere nei casi più gravi, condanna massima prevista per il reato di omicidio colposo, oltre alla possibile interdizione dai pubblici uffici per gli amministratori coinvolti in quel disastro.

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La catena di comando di piazza San Carlo (La Repubblica Torino, 7 giugno 2017)

I magistrati devono individuare i responsabili dei vari aspetti della manifestazione e a chi toccavano i vari compiti nella gestione della piazza. Non basta aver firmato un documento con cui si delega a qualcuno un incarico: è necessario che la legge riconosca quella procedura, trasferendo la responsabilità da una persona all’altra. Per questo si studia anche il ruolo svolto dalla Commissione di vigilanza sui pubblici spettacoli. Alle 15 del 3 giugno, la Commissione ha ispezionato le strutture installate in piazza San Carlo. E le ha dichiarate idonee, a patto di rispettare 19 prescrizioni: dalle misure antincendio, alla capienza massima consentita (40 mila persone), alla presenza di personale sanitario, alle vie di fuga.

La morte di Erika Pioletti

L’indagine su piazza San Carlo è cambiata dopo la morte di Erika Pioletti. Il Comune ha disatteso la circolare del capo della Polizia, Franco Gabrielli. Il 25 maggio Gabrielli aveva stabilito le nuove linee guida da seguire per la gestione di questi eventi. Nella circolare il Capo della Polizia imponeva che venissero svolti controlli agli accessi delle manifestazioni tramite il prefiltraggio del pubblico. Per farlo gli organizzatori devono mettere in campo degli steward, svolgere verifiche preliminari dei luoghi e predisporre un piano per le emergenze. In piazza San Carlo però non c’erano gli steward ma solo 300 uomini delle forze dell’ordine (tra Polizia, Carabinieri e Vigili Urbani). Il tutto a fronte di una piazza che può contenere fino a 30 mila persone. Mancavano inoltre i punti di soccorso per eventuali feriti: l’unico punto di soccorso era in un angolo della piazza.

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Le omissioni nell’organizzazione dell’evento in piazza San Carlo (La Repubblica, 7 giugno 2017)

Che la Appendino fosse a Cardiff invece che in città quella sera è un dettaglio folkloristico che dovrebbe al massimo interessare Beppe Grillo, il quale si lamentava sempre dei politici in tribuna autorità durante i grandi eventi. Invece il fatto che il suo entourage e i responsabili dell’ordine pubblico abbiano colposamente sottovalutato la vicenda non è folklore. Attiene invece alle capacità (o all’incapacità) di gestire la cosa pubblica. All’epoca il senatore Alberto Airola sostenne che le segnalazioni dei feriti in piazza San Carlo erano un complotto contro la sindaca. Ora, chissà.