Economia

TAV, i costi gonfiati nell’analisi di Toninelli e Ponti

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Nell’analisi costi-benefici sulla TAV di Marco Ponti che il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli ha finalmente reso pubblica c’è un problema. E ad evidenziarlo è l’esperto della commissione che non l’ha voluta firmare proprio perché a suo parere è fondata su dati scorretti. Nell’analisi costi-benefici sulla Tav Torino-Lione svolta dal commissario dissidente Pierluigi Coppola e consegnata martedì al ministro Toninelli, invece, il risultato è positivo per 300 milioni: i benefici della Torino-Lione supererebbero i costi se si utilizzassero alcuni criteri largamente condivisi dagli standard internazionali. Come mai? Lo spiega oggi Il Sole 24 Ore:

«L’analisi corretta secondo le linee guida Ue – dice Coppola nel suo documento – dovrebbe anzitutto considerare soltanto i costi per l’Italia» (pari a 5,6 miliardi) e non quelli dell’intera opera senza divisione fra Parigi, Roma e Bruxelles. Andrebbero poi considerati «i costi di ripristino dei luoghi per 500 milioni e i costi di adeguamento della linea storica (seconda canna del tunnel del Frejus) per 1,5 miliardi».

Inoltre non si dovrebbero considerare i costi già spesi (0,4 miliardi) e non di dovrebbe considerare la perdita di accise. Su questo, che è il punto più controverso, dice Coppola: «L’approccio convenzionale dell’analisi costi-benefici e le linee guida comunitarie e nazionali suggeriscono che le tasse vengano escluse dal calcolo, perché costituiscono un trasferimento dal consumatore alle casse dello Stato, e non rappresentano risorse consumate.

L’analisi del gruppo di lavoro include, invece, le accise sui carburanti, con il risultato che il beneficio della realizzazione della nuova linea in termini di riduzione dei tempi di viaggio e di riduzione delle esternealità (inquinamento, congestione, riscaldamennto globale, etc) risulta in parte annullato dalla perdita di entrate fiscali per gli Stati».

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