Economia

Alitalia, la questua del governo ai Benetton

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L’affaire Alitalia si ingrossa. Nonostante il no dei Benetton, il governo torna in pressing su Atlantia per trovare un partner per via della Magliana, mentre si spezza la cordata messa insieme dalle Ferrovie dello Stato perché nessuno sembra entusiasta di buttare soldi su un vettore in perdita da trent’anni. Il salvataggio di Alitaliaun plot narrativo in cui si impegnano tutti i governi che durano più di qualche mese, ha previsto da qualche settimana l’entrata in scena della famiglia Benetton, a cui l’esecutivo Conte voleva espropriare le concessioni all’epoca del crollo del Ponte Morandi ma a cui oggi chiede il favore di cacciare i soldi per Alitalia. Scrive oggi il Messaggero che è sceso in campo direttamente il presidente del Consiglio:

Da un lato deve convincere Atlantia a rientrate nella partita, offrendo garanzie industriali sull’operazione; dall’altro deve superare le perplessità, anzi l’ostilità, dei 5 Stelle che ben sapendo che la società del gruppo Benetton è l’ultima carta spendibile, non cederanno facilmente. Anche perché negli ultimi mesi, pur con toni sempre più deboli, hanno continuato a minacciare di voler togliere la concessione autostradale, facendo così pagare a caro prezzo il crollo del Ponte Morandi.

Al momento il premier può contare quindi solo sulla sponda della Lega, che però ha già fatto capire che Atlantia, in assenza di alternative valide, sarebbe ben accetta. Se non altro perché Cdp e le altre società che sono articolazioni della Cassa fino ad oggi hanno fatto muro. Così come Poste, Leonardo e Fincantieri: tutte scomparse dai radar non appena il dossier è diventato pubblico.

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Alitalia, il capitale mancante e il nuovo piano (Il Messaggero, 14 aprile 2019)

Secondo il quotidiano però Conte sa benissimo che in gioco ci sono migliaia di posti di lavoro e che senza un partner privato Fs, regista dell’operazione, sarà costretta a fare un passo indietro. Per questo a Palazzo Chigi si starebbe pensando di spostare di un mese la data ultima entro cui chiudere l’operazione: da fine aprile a fine maggio. E di farlo mettendo a punto un escamotage tecnico, un po’ come accaduto con la Tav, per «comprare» altro tempo e dare ad Atlantia la possibilità di riflettere ancora se vale la pena mettere sul tavolo 300 milioni per rilevare il 35% della NewCo.

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