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AfD: l'alternativa anti-immigrati della Germania ad Angela Merkel

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AfD (acronimo di «Alternative für Deutschland»: Alternativa per la Germania) è il partito di destra radicale fondato nel 2013 dall’economista Bernd Lucke. Non è rappresentato nel Parlamento federale ma in otto Parlamenti regionali. Oggi è guidato da Frauke Petry e Jörg Meuthen. AFD, all’epoca della sua fondazione, aveva come primo punto del suo programma l’uscita della Germania dall’euro e puntava a un referendum popolare per la riconquista della sovranità e la possibilità di creare unioni monetarie alternative, con l’esclusione dei paesi del sud del Vecchio Continente. L’8 luglio 2015 Lucke, dopo l’elezione di Frauke Petry a leader della formazione, lasciò il partito da lui considerato troppo vicino ai razzisti di Pegida. Oggi il partito è il vero trionfatore delle elezioni in Germania. Il Corriere della Sera ha riepilogato in questa infografica i risultati del voto:

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AFD: i risultati delle elezioni in Germania (Corriere della Sera, 14 marzo 2016)

Èstata la svolta xenofoba a giovare al movimento che può contare, secondo le proiezioni, su un sostegno del 24 per cento in Sassonia-Anhalt (direttamente alle spalle della Cdu di Angela Merkel) e tra il 12 e il 15 per cento in Baden-Wuerttemberg e Renania-Palatinato, dove dovrebbe assicurarsi il terzo posto. Il partito ha guadagnato soprattutto dalla sfiducia crescente nei partiti tradizionali e in particolare della Cdu. Cavalcando l’indignazione dei tedeschi per il salvataggio delle economie dei Paesi dell’Europa meridionale, è riuscito a entrare nell’Europarlamento dopo aver fallito, nel 2013, il raggiungimento della soglia di accesso al Bundestag. Oggi è solidamente presente nei parlamenti dei lander Sassonia, Brandenburgo, Turingia, Amburgo e Brema. La decisa virata a desta ha portato il partito populista vicino, ma non troppo ai neonazisti dell’NPD. Ciò che è peggio per Merkel, oltre alle conseguenze interne di questo voto, sono le ripercussioni a livello europeo, poiché questo schiaffo non fa che indebolire la cancelliera nel tentativo di convincere l’Ue a seguirla sulla strada dell’accoglienza e verso un accordo con la Turchia, in occasione del vertice del 17-18 marzo.

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