Opinioni

97 anni fa il delitto Matteotti, l’attimo in cui l’Italia perse definitivamente l’innocenza

Sono le ore 16.30 del 10 giugno 1924 quando il deputato Giacomo Matteotti esce dalla sua casa di via Pisanelli, come ogni pomeriggio, abito chiaro, scarpe bianche di camoscio, sotto braccio la solita busta bianca con l’intestazione Camera dei deputati. Da una Lancia Lambda escono quattro fascisti e cominciano a strattonarlo. Matteotti reagisce, lotta. Il primo pugno gli arriva direttamente alla tempia, facendolo crollare a terra. Lo sollevano per i quattro arti e lo gettano in macchina, che corre verso la campagna, ma Matteotti non si rassegna: scalcia, urla, si divincola. Resiste. Con un calcio sfonda il vetro che separa l’abitacolo dal posto di guida, e per tutta risposta viene massacrato dalle botte dai fascisti. Infine uno degli squadristi estrae un coltello e lo conficca tra l’ascella e il torace, uccidendolo.

anniversari nella storia 10 giugno matteottiPer i successivi 66 giorni nessuno saprà più nulla di lui, fino alla mattina del 16 agosto, intorno alle 7.30 del mattino, quando il cane del brigadiere Ovidio Caratelli fiuta qualcosa nella macchia della Quartarella, 25 chilometri a nord della Capitale. Piegato in due come un libro, il cadavere di Matteotti si presenta scempiato, in stato di avanzata decomposizione, irriconoscibile. Quello che succederà nei mesi successivi, la rabbia e la commozione collettiva, il desiderio di vendetta, l’Aventino, e poi la manipolazione delle indagini, i depistaggi, l’assunzione di responsabilità politica e morale da parte di Mussolini, infine il silenzio, è destinato a cambiare per sempre il volto e la traiettoria della storia del nostro Paese. Il delitto Matteotti è l’attimo in cui il Paese ha perso definitivamente l’innocenza.

Con Giacomo Matteotti, quel 10 giugno di 97 anni fa, se n’è andato un uomo dalla statura morale inarrivabile, lo statista rigoroso, il socialista inflessibile, il resistente, l’uomo solo sul cui sangue Mussolini ha inaugurato la sua dittatura. Ancora oggi, nel giorno della sua morte, quando sentiamo pronunciare il nome di Giacomo Matteotti, dovremmo inchinarci alla sua grandezza e al suo coraggio, mai come oggi simbolo di lotta e resistenza, ovunque nel mondo ci sia da combattere per la democrazia e per la libertà contro ogni fascismo.