Opinioni

Giuseppe Conte e il piano quinquennale sovietico

Il presidente del consiglio Giuseppe Conte, accompagnato dai ministri più importanti del governo, incontra i rappresentanti delle più importanti imprese a controllo pubblico per fare sistema. Alla riunione partecipano veri e propri colossi dell’economia italiana come Cassa Depositi e Prestiti, Enel, Eni, Poste Italiane, Ferrovie dello Stato, Leonardo e Fincantieri. Nulla di strano a prima vista, che male ci sarà a richiamare le imprese controllate dallo stato a fare sistema? Il nome dato all’intera operazione sembra essere innocuo e tranquillizzante, la chiamano “cabina di regia”. Secondo le parole del presidente del consiglio sarebbe stata illustrata la manovra del governo per avere un primo riscontro da queste grandi partecipate (se riuscite a non ridere siete più bravi di me). Addirittura i rappresentanti di queste imprese avrebbero convenuto liberamente con il governo che una manovra diversa da quella che si prospetta avrebbe causato una recessione. In pratica questi manager, che sono sostanzialmente di nomina governativa, concordano con il presidente del consiglio che siamo davanti alla manovra più bella del mondo (adesso siete praticamente obbligati a ridere). Tuttavia il vero motivo dell’incontro è un altro, lo rivela lo stesso Conte quando aggiunge che le grandi controllate statali hanno liberamente deciso di aumentare i loro investimenti già previsti di uleriori 15 miliardi per il prossimo quinquennio, ma forse anche 20.

Cerchiamo di tradurre dal politichese. Il governo non ha trovato i miliardi promessi per fare investimenti e ha “ordinato” alle partecipate statali di aumentare i loro investimenti e le loro assunzioni, magari usando proprio Cassa Depositi e Prestiti come polmone finanziario. Cerchiamo ora di spiegare la gravità di questo modo di procedere. Queste imprese sono per la massima parte quotate in borsa e raccolgono anche i risparmi di grandi e piccoli investitori. Dovrebbero quindi essere gestite con criteri imprenditoriali in un’ottica di mercato. Ispirarsi alla pianificazione sovietica e “ordinare” di aumentare gli investimenti è una cosa priva di senso. Le imprese fanno investimenti in presenza di precisi requisiti, di particolari condizioni di mercato, di previsioni della domanda, di costo del denaro, di opportunità tecnologiche, di andamenti settoriali, ecc. Non investono e/o assumono a seconda dei desiderata politici. In altre parole dovrebbero mirare al profitto (anche se questo termine in Italia è ormai una parolaccia). Pretendere che seguano obiettivi politici significa semplicemente far perdere loro dei soldi. Immaginare che questo favorisca la crescita significa avere una concezione idraulica dell’economia degna del gioco del Monopoli…Non si intende negare che anche i precedenti governi hanno dato input di natura politica alle grandi partecipate. Tuttavia pare di essere di fronte ad una istituzionalizzazione di queste pratiche (sono previsti altri incontri nell’ambito della cabina di regia). Se a questo aggiungiamo la nuova spinta ideologica alle nazionalizzazioni il quadro si fa particolarmente fosco. A questo punto potremmo toglierci il pensiero e ordinare a tutte le imprese italiane di aumentare le assunzioni e gli investimenti con un decreto legge. Cosa potrebbe andare storto? Ma, probabilmente, sono io che penso male, forse i manager invitati alla riunione hanno liberamente deciso di aumentare investimenti ed assunzioni in quanto confortati dalla manovra del popolo che ha evitato la recessione. Si tratta di giudizi genuini e decisioni autonome… Ed io sono la prima ballerina del Bolshoi.

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Elio Truzzolillo

Elio Truzzolillo, nato il 24/06/1972,laureato in Economia. Segue con passione la politica italiana e il mondo delle fake news.