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Zorro: l’accordo con il capo rom per aprire la spiaggia sul Tevere

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Il Messaggero oggi racconta una storia curiosa a proposito della spiaggia sul Tevere che è stata aperta sabato scorso a Roma dalle parti di viale Marconi. Il Campidoglio infatti ha trattato con il capo di un campo rom abusivo che si trova da quelle parti per ottenere tranquillità per la zona. Il capo rom, fa sapere la responsabile del prbogetto, non ha voluto soldi:

«Ci siamo raccomandati a Zorro» spiega ridacchiando una delle responsabili del progetto, Simonetta De Ambris. In che senso? Ma poi chi è questo Zorro? Forse un dirigente del Comune? Macché. Si tratta del capo di un gruppo di rom che da anni vivono accampati a pochi passi dallo stabilimento, in vicolo Savini, e che si è messo a disposizione del Comune di Roma per proteggere la spiaggia. La vicenda è un po’ surreale.

Il racconto che ne segue altrettanto. Ecco la scena. Domenica mattina, secondo giorno di apertura dello stabilimento; al Tiberis ci sono una trentina di persone pronte a trascorrere la giornata sulla riva del Tevere e al fianco dell’unica fontanella disponibile, si accalca una manciata di curiosi in bikini che chiedono ai responsabili del progetto la De Ambris appunto e Silvano Simoni a capo dell’ufficio Tevere per il Campidoglio informazioni sul sistema di sicurezza dello stabilimento. Perché va bene il modello parigino, ma in quest’ansa golenale del Biondo fiume c’era un accampamento di rom e si fa largo la preoccupazione che qualcuno possa tornare a rioccupare l’area.

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Ecco che esce il nome Zorro. Pare una leggenda, invece è realtà: «Un rom, diciamo particolare, che si è presentato quando stavamo facendo i lavori racconta la De Ambris ce ne hanno parlato come fosse il capo del campeggio», (ovvero dell’insediamento abusivo che sorgeva proprio dove oggi ci sono venti ombrelloni e quaranta lettini prendisole) e che affittava illegalmente le capanne.

«È venuto a vedere cosa facevamo nella sua area» continua la dirigente di fronte ai curiosi. Quindi l’area la controllano i rom? «E certo» risponde lei. «Non ha chiesto soldi», prosegue la dirigente. Ci mancherebbe pure.

Zorro è una personalità nel quartiere. Abita dentro «alle casette comunali che un tempo erano dei giardinieri e poi sono state occupate aggiunge la progettista ma è una storia di vent’anni fa». Nessuno gli ha mai intimato lo sgombero. All’anagrafe risponde al nome di C. Z., e in passato è stato denunciato dagli uomini della polizia locale per ricettazione dal momento che pare affittasse dei posteggi nel mercato abusivo di via della Vasca Navale. Si trova in vicolo Savini insieme ad altri della sua famiglia e ha spiegato al quotidiano romano cosa vuole ottenere:

Ha parlato con i rom di zona?
«Ho comunicato a tante persone che non deve succedere nulla, gli ho detto che non devono occupare l’area della spiaggia».

E il Comune?
«Vediamo che cosa possono fare anche per noi, io gli ho detto che abbiamo un’attività, che vogliamo fare una cosa bella per il quartiere tipo mettere delle panchine per gli anziani nel parco sopra».

Ci faccia capire bene. Lei ha detto ai responsabili della spiaggia «vi garantisco che l’area sarà mantenuta libera dai rom perché li controllo io»?
«Esatto, ho parlato con tutti: rom e non rom, tipo con i bulgari. E poi con tutte le altre persone che vivono qui: abbiamo anche fatto una riunione. Diamo una mano ma in cambio ancora non mi hanno fatto sapere nulla».

EDIT ore 13,33: Pinuccia Montanari si arrabbia con la dirigente che ha raccontato la storia di Zorro al Messaggero:

“Il presunto ‘accordo con i rom’ per l’apertura della spiaggia sul Tevere è una fake news. Non c’è stato alcun contatto per garantire la sicurezza della struttura comunale a Ponte Marconi. La persona che ha rilasciato alla stampa tali dichiarazioni, che non corrispondono a verità, se ne dovrà assumere la responsabilità e dovrà risponderne a tutti gli effetti all’Amministrazione Capitolina e a tutti i cittadini di Roma. Come deve essere, la sicurezza è garantita dalla Polizia Locale. Sulla linea della legalità non arretriamo di un millimetro”. Lo dichiara, in una nota, l’assessora alla Sostenibilità Ambientale Giuseppina Montanari.

“A sorvegliare l’area attrezzata Tiberis sono i nuclei GSSU e PICS della Polizia Locale impegnati sul posto con una pattuglia nelle ore notturne e con agenti motociclisti in perlustrazione durante il giorno. Con l’Ufficio Speciale per il Tevere, che abbiamo fortemente voluto per dare più forza ed efficacia alla nostra azione, siamo impegnati quotidianamente nel difficile compito di sgomberare insediamenti abusivi lungo il fiume perché è una nostra priorità mettere in sicurezza e restituire ai cittadini la piena vivibilità del Tevere e delle sue sponde, luoghi che rappresentano il cuore della città. L’area attrezzata Tiberis di Ponte Marconi è l’esempio concreto della nostra determinazione e del nostro impegno. Abbiamo bonificato e reso godibile un’area dove da decenni regnava l’abbandono”, aggiunge l’assessora. L’intervento di Ponte Marconi si aggiunge agli altri importanti sgomberi effettuati, di cui gli ultimi due in ordine di tempo risalgono a poche settimane fa, realizzati in Via Asciano – Via Pian Due Torri e su Riva Ostiense.

“Polemiche pretestuose, critiche esagerate e, oggi, anche dichiarazioni non corrispondenti al vero, rischiano di vanificare il grande impegno dell’Amministrazione e darla vinta a coloro che quelle aree le hanno occupate fino a pochi mesi fa. Voglio invitare tutti a vivere la spiaggia, a frequentarla, ad organizzarvi tornei di beach volley o altre attività sportive e ricreative perché la sua fruizione e valorizzazione da parte di tutti è il miglior modo per evitare che possa essere nuovamente occupata da insediamenti abusivi e illegali”, conclude l’assessora Montanari.

EDIT: L’intervista di Camilla Mozzetti a Zorro che conferma il racconto della dirigente del Comune di Roma sulla pagina Facebook del Messaggero:

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