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La strana storia dei ventilatori polmonari della Regione Lazio comprati ma inutilizzabili

La consegna della fornitura era prevista per «il mese di aprile». Ma non è stata completata. Secondo gli intermediari a causa della ditta che ne ha consegnati quattro, che sono quelli hanno innescato l’inchiesta. Sulla quale però la Regione è silente e non spiega cosa sia successo

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Non solo mascherine: anche sui ventilatori polmonari per le terapie intensive la Regione Lazio è incappata in una storia piuttosto strana: 300 apparecchi sono stati ordinati ma consegnati solo in parte perché non sarebbero a norma. Sulla vicenda indaga la Guardia di Finanza.

La strana storia dei ventilatori della Regione Lazio

La storia comincia il 19 marzo 2020 quando la Regione Lazio, con la Determinazione G03044, affida ad una società di Arezzo, la SECO SPA, la fornitura di 300 ventilatori polmonari per un importo di 4 milioni e 260mila euro, da eseguire con modalità allegate al provvedimento di affidamento. «Se per la maggior parte delle determinazioni pubblicate le modalità sono visibili, per questa l’allegato rimane “misterioso”», come scrive la consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle Francesca De Vito su Facebook. La consigliera presenta un’interrogazione per chiedere conto di cosa stia succedendo sulla questione e chiede anche di sapere dove si trovino i ventilatori già consegnati. Dalla Regione nessuna risposta.

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Il quotidiano La Verità ha raccontato che intanto è scattata un’indagine, coordinata dal pm aretino Roberto Rossi e sono stati effettuati dei sequestri:

Nel decreto di perquisizione, disposto dalla Procura, dei locali della Seco spa, si legge che la ditta ha svolto «un ruolo di intermediazione nell’ambito della fornitura». Il fascicolo di indagine è al momento a carico di persone ignote; mentre i reati contestasti sono la frode nelle pubbliche forniture, la falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in certificati o in autorizzazioni amministrative e la falsità materiale commessa dal privato. Le perquisizioni hanno coinvolto anche i locali della Psm srl,azienda controllata da Seco spa. L’input all’attività investigativa, condotta dal nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza, è stato dato da un dipendente dell’Asl 6 di Roma, dubbioso sulla certificazione che appariva su quattro ventilatori consegnati.

Le perplessità del funzionario sembrerebbero confermate anche nelle carte giudiziarie dove si legge che «l’organismo accreditato presso la Commissione europea ed il ministero dello Sviluppo economico per la certificazione di conformità Ce dei dispositivi medici ai sensi della normativa comunitaria, non abbia mai emesso il “certificate of compliance”». Per cui i quattro ventilatori polmonari consegnati all’Asl 6 di Roma non sono utilizzabili.

La consegna della fornitura era prevista per «il mese di aprile». Ma non è stata completata. Secondo la SECO a causa della ditta Aokai medical, che doveva fornire 100 ventilatori e invece ne ha consegnati quattro, che sono quelli hanno innescato l’inchiesta. Sulla quale però la Regione è silente e non spiega cosa sia successo e quali siano le anomalie che hanno portato al sequestro dei prodotti. La SECO fa sapere di aver intanto rimborsato l’anticipo a via della Pisana.

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Ma se vista la situazione di emergenza era sicuramente giustificato seguire la strada dell’affidamento diretto, poco si capisce di come l’azienda sia arrivata ad avere la commessa da via della Pisana. E come mai oggi nessuno sappia dire dove siano finiti i primi ventilatori consegnati.

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