Cultura e scienze

Umberto Eco, i false flag e il complottismo all'italiana

umberto eco false flag

Umberto Eco ha scritto un altro libro sul complottismo. Dopo il capolavoro “Il pendolo di Foucault” e “Il cimitero di Praga”, ora tocca a “Numero Zero”, ambientato in Italia nel 1992: in esso si racconta dell’ennesima verità rivelata sulla morte (non morte, in realtà) di Benito Mussolini e alla scomparsa del Duce riparato in Argentina mentre a Piazzale Loreto impiccavano un sosia e poi tornato nel 1970 allo scopo di partecipare al golpe organizzato da Junio Valerio Borghese. Eco, come suo costume, porta le teorie complottistiche al loro massimo grado connettendo poi tutti gli episodi della strategia della tensione al plot su Mussolini scomparso. Oggi il semiologo parla del suo romanzo con Paolo Mieli sul Corriere della Sera, e già che c’è dice cose importanti sul complottismo all’italiana, quello dei false flag all’amatriciana:

Accanto alle discussioni di redazione, nel romanzo di Eco corre un piano parallelo in cui uno dei giornalisti, Braggadocio, ci introduce al tema del complotto, altro luogo topico del giornalismo italiano.

Eco — Braggadocio, che in inglese vuol dire anche sbruffone e come tutti gli altri protagonisti del mio romanzo porta il nome di un carattere tipografico, è convinto che Mussolini non sia stato fucilatoa Giulino di Mezzegra il 28 aprile 1945, ma sia stato portato in salvo in Argentina e lì sia rimasto in attesa del momento propizio per tornare in Italia. E a questa ipotesi lega tutte le tragedie italiane del secondo dopoguerra, dalla bomba di Piazza Fontana alla strage di Brescia, dall’attentato di Peteano all’Italicus, in un concatenarsi di eventi che non esclude l’improvvisa morte di Papa Luciani…
Mieli — In Italia la mancata identificazione dei colpevoli e il rimandare sempre a un superiore livello di responsabilità ha alimentato le teorie del complotto. È l’ora di tornare ai fatti, a indicare i nomi e cognomi dei responsabili e abbandonare le teorie che non trovano un riscontro fattuale. Possibile che tra tutti i Paesi occidentali in cui c’è stata l’organizzazione della Nato «stay-behind»,solo in Italia abbia alimentato le fantasie dei complottomani?
Eco — Braggadocio è un mitomane, un complottista che fa risalire tutte le cose che sono accadute in Italia dal 1945 agli anni Novanta come se fossero effetto di un unico disegno. Ma se Braggadocio delira, allora è molto peggio, vuol dire chela società, senza un piano coordinato, spontaneamente, ha prodotto dei bubboni che non siamo stati in grado di controllare. La vera tragedia è che non c’è stato un piano cui ricondurre tutto, ma il corpo malato di una società.
Mieli — Sono convinto che bisogna tornare ai fatti e vivere una stagione in cui ci depuriamo delle fantasie. Mai nella storia un’idea complottisticasi è dimostrata veritiera.

False flag, insomma.
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