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La storia dei #tuttoblUE alla manifestazione del 25 aprile

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Non c’è 25 aprile senza polemiche. Un po’ perché dopo settantadue anni qualcuno in Italia non si è ancora arreso alla sconfitta del fascismo un po’ perché c’è sempre chi deve ribadire che la Festa della Liberazione dal nazifascismo “è cosa sua”. Questa situazione lascia però spazio di manovra a chi sul 25 aprile ci vuole mettere il cappello a fini elettorali. Ad esempio il PD di Milano, che ha deciso di festeggiare il 25 aprile #tuttoblUE dei patrioti europei.

I patrioti europei che inneggiano a Coco Chanel

Attenzione all’assonanza, non tute blu e operaismo militante ma tutto blu-UE: l’Unione Europea diventa improvvisamente un valore da difendere. Anche per uno come Matteo Renzi che per rincorrere il populismo italiano quando ha presentato l’ultima Legge di Stabilità da Presidente del Consiglio, nel novembre 2016, aveva accuratamente evitato di farsi riprendere con la bandiera europea sullo sfondo. Ma Renzi, si sa, è uno che rincorre e muta spesso pelle: ad esempio da poco ha scoperto di essere un grande fan di Emmanuel Macron dimenticandosi rapidamente del povero Manuel Valls e degli altri leader in camicia bianca ad una Festa de L’Unità del 2014.

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Ezra Pound patriota europeo era già stato preso

Sono tempi duri per i socialisti europei, dall’Olanda alla Spagna passando per la Francia. Ecco quindi il colpo di genio del Partito Democratico di Milano organizzare una manifestazione, dentro al corteo del 25 aprile, per far vedere quanto sono fieri di essere europeisti. Anzi, di essere patrioti europei. Siccome siamo a Milano, capitale delle agenzie di comunicazione del Paese, qualche geniale creativo tra un’apericena e l’altro ha partorito una serie di manifesti che non solo non c’entrano nulla con il 25 aprile comunemente inteso, ma banalizzano pure la stessa idea di Europa che vorrebbero difendere. Si va dalle citazioni degli Eiffel 65 a Coco Chanel definita “patriota europea”. Proprio come in manifestanti.
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Il pantheon dei “patrioti europei”

Peccato che sulla famosa stilista francese fosse poco patriottica in senso europeista: è noto infatti che non abbia avuto alcun problema a lavorare con i tedeschi durante l’occupazione nazista e soprattutto che fosse apertamente anti-semita. Il che nei giorni delle polemiche sulla non-partecipazione al corteo della delegazione della brigata ebraica suona ancora più stonato. Ma questa è la misura del pressapochismo del PD, che si è trovato a doversi riscoprire europeista per ragioni di campagna elettorale e che ha voluto creare un immaginario pantheon dei patrioti europei. Un pantheon composto da personaggi celebri come John Lennon, Jane Austen (??), Marie Curie o Leonardo Da Vinci. Tutti grandi cittadini del Continente europeo ma che poco o nulla  hanno avuto a che fare con l’idea di un Europa unita. E che hanno anche il considerevole pregio di essere morti e non poter dire nulla.

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Macron è “en marche”? E allora il popolo renziano si mette “in cammino”.

Cosa c’entrano “I’m Blue da ba dee da ba da” e “nel blu dipinto di blu” con l’Unione Europea? Che razza di pantheon è quello con Lennon e Coco Chanel? Che idea di Europa hanno le persone che hanno sventolato quei manifestini? Se l’adesione ad una causa si misura anche in base alla conoscenza della sua storia si può tranquillamente dire che chi ha partorito la geniale trovata non ha la minima idea di cosa sia l’Unione Europea e quali siano i patrioti dell’Unione. Una strategia di comunicazione seconda solo a “Gattiniìy per Sala” a livello di tentativo di usare i meme per fare politica. Altrimenti, come fa notare qualcuno, tanto valeva citare Napoleone: in fondo anche lui voleva unire il Continente no?
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Il Comitato di Ventotene in una pausa tra un esame e uno spritz

Fare politica con i meme, nel 2017?

Ci sono poi quelli che credono che la politica si faccia con i meme e quindi si improvvisano memelord perché non c’è niente di meglio che inneggiare ad “Elsa Fornero patriota europea” per convincere gli scettici e gli indecisi che l’Europa in fondo è una buona cosa. Ma da gente che dabba con Enrico Letta non è che si può pretendere di più che una comunicazione di plastica che ripete meme ormai svuotati perfino dall’idea stessa di essere divertenti. C’è chi crede che sia grazie a queste “trollate” (tra virgolette perché non sono nemmeno quello) si possa rilanciare l’idea di Unione Europea. Ma alla prova dei fatti l’unica cosa che si rilancia è la propria immagine.