Cultura e scienze

«Tutti a casa – Inside MoVimento 5 Stelle»: il documentario sul M5S

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«Tutti a casa – Inside MoVimento 5 Stelle» è un documentario sul M5S prodotto da una regista danese, Lise Birk Pedersen, che ha ottenuto, unica al mondo, quasi tre anni fa, di poter raccontare il M5S dal suo interno, seguendo nel privato e nelle riunioni quattro senatori grillini: Paola Taverna, Alberto Airola, Mario Giarrusso, Luis Orellana (nel frattempo fuoriuscito). Il lavoro, che sarà distribuito a partire dal 24 aprile, è stato presentato ieri in anteprima al festival di Pordenone «Le voci dell’inchiesta». Il racconto prende tre anni tre anni, che parte dallo dallo Tsunami tour di Beppe Grillo e arriva a un comizio del 2015 organizzato sulla coda di Mafia Capitale, che invece annunciava la scontata vittoria del M5S a Roma.

Nel documentario, racconta oggi Ilario Lombardo sulla Stampa, possiamo assistere a scene che raccontano un lato sconosciuto della cronaca politica di questi anni:

C’è quella volta in cui sempre Giarrusso, sfinito dalle discussioni con gli attivisti ai banchetti in Sicilia che spingono per l’accordo con il Pd di Pier Luigi Bersani, si addormenta nella cameretta di quand’era bambino, con la sciarpa del Catania sopra il letto e il padre che gli dice in dialetto di «tirar fuori le palle». Giarrusso è un omone addolcito dall’amore per la musica classica, dilaniato per mesi dai dubbi se accettare un compromesso con i dem.
Chi invece non sente ragioni è Taverna, capace far piangere una senatrice, Michela Montevecchi. La scena si svolge durante l’assemblea che decreterà l’espulsione della collega Adele Gambaro, rea di aver accusato Grillo di scrivere post violenti («il Parlamento è una tomba maleodorante»). Interviene Taverna in italiano-romanesco: «Vojo che me fate il favore di levarve dai cojoni. Voi state qui per grazia ricevuta de Beppe Grillo, e state a sputà nel piatto in cui se magna…». Ma c’è chi della grazia ricevuta non sa che farsene, e vorrebbe fare politica, ragionare con la propria testa, come Orellana che nell’intimità dello sconforto dice: «Per il 99% degli attivisti Beppe è perfetto e non può sbagliare».

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Beppe li porta fino alle soglie del Parlamento, dove è un po’ cominciato e un po’ finito tutto. Poi riappare solo di tanto in tanto dal vivavoce di un iPhone, su quello di Vito Crimi, dove è registrato come «Il Grigio». La telecamera entra nelle assemblee e dà ragione ai retroscena che hanno raccontato i giornali, incuranti degli attacchi di un Movimento che si è subito rimangiato le promesse di trasparenza. Si vede come «Il Grigio» impone le scelte: «Fate come volete, ma sappiate che…»; la sua rabbia impietosa quando viene messo in discussione.

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