Cultura e scienze

«Troppo latte può fare male»

Su Repubblica di oggi un articolo a firma di Michele Bocci parla di uno studio svedese che mette in guardia contro i presunti pericoli del consumo eccessivo di latte. Ma i risultati, come è ammesso dal suo stesso conduttore, non sono da prendere alla lettera.
 

Il più recente è stato pubblicato sul prestigioso British Medical Journa la fine ottobre. In Svezia hanno seguito per 20 anni le abitudini alimentari di oltre 61mila donne.Ebbene, chi tra loro beveva tre o più bicchieri di latte al giorno aveva quasi il doppio di possibilità di morire nel corso dello studio di chi ne consumava solo uno. Le appartenenti al primo gruppo, inoltre, avevano un rischio molto superiore di frattura. Il luogo comune ribaltato. Bisogna però tenere conto che in Svezia, come ha sottolineato il servizio sanitario inglese, il latte è normalmente addizionato con la vitamina A, che può proprio influire sulla fragilit àossea. E lo stesso autore dello studio, Karlo Michaelsson dell’università di Upsala, sottolinea come questo sia “osservazionale”,cioè basato sull’analisi di un campione di persone che prova una correlazione, e non un rapporto di causa-effetto diretto,tra latte e certi problemi.

latte fa male
Insomma, così come per tante altre situazioni di ricerca, quello che spicca è che correlazione non vuol dire, sempre causalità.

Ma ci sono studi ancora piùpreoccupanti che mettono inrelazione il consumo di latticini con i tumori, in particolare quelli della prostata e delle ovaie. Sono state fatte ricerche anche sul cancro senza arrivare a risultati certi, mentre per quello all’intestino il latte ha un effetto positivo, di prevenzione. Come sempre avviene con l’alimentazione, non ci sono indicazioni univoche su certi prodotti

E soprattutto, ricorda Bocci, gli esperti italiani da lui sentiti non concordano per nulla: «Mi sembra controproducente attaccare un singolo alimento. Non ha senso. Mi fa pensare che ci sia
qualcuno che ha interessi commerciali, magari per aumentare la vendita di prodotti “sostitutivi” come latte di soia o di riso», dice Pietro Migliaccio, presidente della società italiana delle scienze per l’alimentazione.