Cultura e scienze

Il super batterio più forte degli antibiotici

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È un “Super batterio”, resistente a tutte le classi di antibiotici finora a disposizione. Praticamente invincibile. È allarme negli Stati Uniti per la scoperta dell’infezione di un batterio capace di resistere anche agli antibiotici con colistina, usati di norma come ultima istanza, grazie al gene Mcr-1 che lo rende immune a tutti gli attacchi antibiotici. L’infezione ha colpito una donna di 48 anni della Pennsylvania, sulla quale nessun antibiotico ha fatto effetto. Il caso stato pubblicato sulla rivista Antimicrobial Agents and Chemotherapy dell’American Society for Microbiology. Secondo gli esperti si tratta di una notizia allarmante: la colistina è considerata appunto “l’ultima spiaggia” degli antibiotici, e se un batterio riesce a sopravvivere anche a questa, è pressoché impossibile fermarlo. Potrebbe essere, scrivono i media americani, “la fine della strada” per gli antibiotici. solo pochi mesi fa in Cina era stato scoperto il primo batterio capace di resistere alla colistina, ma si sperava fosse un caso isolato. Oggi la stessa scoperta in America, e si teme che batteri simili possano svilupparsi anche in Europa e in Asia. Anche perché il Dna del “Super batterio”, con il gene Mcr-1, può diffondersi rapidamente tra le specie. Secondo Thomas Frieden, direttore dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie degli Usa, “la preoccupazione è alta. Possiamo dire che già oggi per alcuni pazienti l’armadietto dei medicinali è vuoto. Può essere la fine per gli antibiotici, se non agiamo con urgenza”.

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Il superbatterio e la resistenza agli antibiotici (La Repubblica, 28 maggio 2016)

Il super batterio più forte degli antibiotici

In Europa, l’Italia, insieme alla Grecia, è il Paese in larga parte responsabile per questo aumento della resistenza ai carbapenemi, come risulta dalla sorveglianza sentinella sul fenomeno coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, che fornisce i dati alla sorveglianza Europea EARS-Net, riportati dal ministero della Salute. Ma non solo il batterio della Klebsiella si è fatto forte. Le resistenze più critiche riguardano Escherichia coli, (alta resistenza a fluorochinoloni e cefalosporine di terza generazione), Acinetobacter (resistenza ai carbapenemi vicino all’80%), Pseudomonas aeruginosa (resistenza a ceftazidime e aminoglicosidi) e Staphylococcus aureus (proporzione di ceppi meticillino-resistenti superiore al 30%). Il principale fattore che gioca in favore dell’ antibiotico-resistenza, chiarisce il ministero della Sanità, è proprio l’elevato consumo di antibiotici. L’Italia e’ in Europa al quinto posto per utilizzo di antibiotici sul territorio per la salute umana. A testimoniare un uso esagerato degli antibiotici è il rapporto, basato sui dati della sorveglianza Esac-net dell’Unione Europea. Il dato medio europeo di consumo fuori dagli ospedali per il 2014 – sono sempre i dati del ministero – è 21,6 dosi al giorno ogni mille abitanti, e varia dalle 10,6 dell’Olanda alle 34,6 della Grecia. L’Italia, con 27,8 dosi, è al quinto posto, dietro a Francia, Romania e Belgio. Per quanto riguarda il consumo di antibiotici negli ospedali la media europea e’ sostanzialmente stabile a 2 dosi al giorno ogni mille abitanti. Anche in questo caso i piu’ virtuosi sono gli olandesi, con una dose al giorno, mentre i peggiori sono i finlandesi con 2,6, mentre l’Italia resta sopra la media europea con 2,2 e in generale, a parte l’eccezione finlandese, il sud Europa prevale nel consumo.

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I consumi di antibiotici tra 2007 e 2015

Già nel 2001 il Consiglio dell’Unione europea aveva inviato ai vari Paesi una raccomandazione invitandoli ad adottare iniziative atte ad assicurare un uso prudente di antibiotici. Alcuni anni fa alcuni Paesi hanno avviato programmi nazionali comprendenti campagne di sensibilizzazione dei cittadini, registrando una diminuzione sia del consumo di antibiotici sia della resistenza. Il 18 novembre e’ stata istituita Giornata Europea sull’uso prudente degli antibiotici (“European Antibiotic Awareness Day”), iniziativa lanciata dal Centro Europeo per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (ECDC) di Stoccolma, e diretta alla popolazione generale, agli operatori sanitari, impegnati nel settore umano e in quello veterinario, e ai decisori politici con lo scopo di sensibilizzare su un uso corretto degli antibiotici e aumentare la consapevolezza in merito all’uso sconsiderato dei medicinali. La rapida diffusione degli enterobatteri resistenti e’ una minaccia seria. Per questo l’Ecdc – Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie – ha pubblicato in aprile il nuovorisk assessment per i carbapenem-resistant Enterobacteriaceae-Cre, che suggerisce una serie di opzioni per prevenire la trasmissione degli enterobatteri resistenti ai carbapenemi negli ospedali e in altre strutture sanitarie: indagini di laboratorio tempestive e appropriate al fine di evitare ritardi nella somministrazione di trattamenti efficaci; buone pratiche di controllo delle infezioni; screening dei pazienti considerati ad alto rischio di colonizzazione da Cre nel tratto digestivo, maggiori misure di controllo per i pazienti positivi a Cre nelle strutture sanitarie (precauzioni da contatto, isolamento del paziente o di coorti di pazienti, e assistenza infermieristica dedicata); sviluppo di programmi di stewardship per gli antibiotici.

I superbatteri italiani

Se non si rimpolperà l’arsenale di farmaci, avverte Annalisa Pantosti, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità, si rischiano migliaia di morti anche per infezioni ‘banali’. “La gravità dell’impossibilità di trattare il paziente noi l’abbiamo già nel nostro paese – spiega Pantosti -, non per l’Escherichia Coli come nel caso statunitense ma per un’altra classe di batteri, le clebsielle pneumoniae resistenti ai carbapenemi, che nel 30-40% dei casi sono ormai resistenti anche alla colistina. In questi casi si ricorre ad antibiotici ‘di fortuna’, magari in disuso, oppure a combinazioni di più farmaci, ma la mortalità è molto alta, anche se difficile da quantificare perchè di solito i pazienti hanno anche altri problemi medici”. Per quanto riguarda il batterio Escherichia Coli, quello trovato nella paziente Usa, anche in Europa ci sono forme resistenti alla colistina. “Una volta che il gene che conferisce la resistenza è stato isolato in Cina lo abbiamo cercato un po’ tutti – racconta l’esperta -. Anche da noi ci sono ceppi di Escherichia con questo gene, ma per fortuna non hanno altre resistenze. La scoperta in Usa però è preoccupante perchè la resistenza di quel tipo è facilmente trasmissibile ad altri batteri”. Il fenomeno può essere arginato con un uso più oculato degli antibiotici a disposizione, sottolinea la ricercatrice, ma arrivati a questo punto servono dei nuovi farmaci. “Speriamo che queste scoperte spingano verso la ricerca di nuovi antibiotici – spiega -. Al momento c’è molto poco allo studio, ed è un problema anche perché ci serve più di un farmaco, visto che i batteri sviluppano resistenza velocemente. L’altra cosa da fare è limitare l’uso di quelli esistenti, anche se non sempre è possibile. se si vede un paziente che ha un’infezione resistente alla colistina gliela si dà, non c’è altra scelta, ma così facendo aumenta il rischio che si sviluppino batteri resistenti a questo antibiotico, che peraltro è abbastanza vecchio ed è stato ‘riscoperto’ proprio per l’emergere di questi fenomeni. E’ un cane che si morde la coda”.