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«La spiaggia fascista non è un reato»

gianni scarpa chioggia

La Procura di Venezia ha chiesto l’ archiviazione dell’inchiesta per apologia del fascismo che vede indagato Gianni Scarpa, il gestore di Playa punta canna, il lido di Chioggia soprannominato la spiaggia ‘fascista’, per i cartelli con le foto e gli slogan di Mussolini. La domanda di archiviazione è stata avanzata ai giudici dal procuratore Bruno Cherchi e dalla pm Francesca Crupi.

«La spiaggia fascista non è un reato»

Secondo quanto si apprende, i magistrati avrebbero ritenuto le foto del Duce e i richiami all’ordine e al manganello una articolazione del pensiero del gestore, e non una reale apologia del fascismo, ovvero una violazione dell’articolo 4 della legge 645 del 1952, la cosiddetta legge Scelba. Dopo l’articolo di Paolo Berizzi su Repubblica, che aveva rivelato il caso, la Digos aveva fatto visita allo stabilimento di Playa punta Canna; successivamente il prefetto di Chioggia aveva fatto rimuovere i cartelli e il 13 luglio scorso Gianni Scarpa era stato indagato.
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Oggi la procura ha chiesto l’archiviazione, successivamente dovrà pronunciarsi il giudice per le indagini preliminari, che potrebbe accogliere la richiesta della procura e disporre l’archiviazione, chiedere maggiori indagini o disporre invece l’imputazione di Scarpa. La vicenda, naturalmente, era divenuta subito anche un caso politico, anche perché scoppiata mentre in Parlamento approdava il nuovo DDL sull’apologia del fascismo. Matteo Salvini era stato il primo a portare solidarietà a Gianni Scarpa, presentandosi al Lido di Chioggia per difendere “non una posizione politica”, aveva spiegato, ma la possibilità di “fare liberamente impresa, e di non sottoporre a processo le idee del passato”.

Gianni Scarpa indagato per lo stabilimento fascista di Chioggia

Il “Playa Punta Canna” di Chioggia è un lido balneare da 650 lettini tra le ultime dune di Sottomarina verso la foce del Brenta. Il titolare Gianni Scarpa, 64 anni, da Mirano, si presentava di solito con una bandana nera e un ufficio straboccante di gadget mussoliniani con tanto di cannone che spunta da una finestrella. Diversi poster di Benito Mussolini e di saluti romani (“questo è più di un saluto, uno stile di vita”; “questo è il mio saluto, se non ti piace me ne frego”); la foto di un bambino che dice: “Nonno Benito, per un’Italia onesta e pulita torna in vita”.
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La prefettura ha fatto rimuovere i cartelli il 10 luglio scorso rilevando, a proposito dell’ordinanza riguardante lo stabilimento balneare, “il pericolo concreto ed attuale che la persistenza di tali comportamenti possa provocare esplicite reazioni di riprovazione e sdegno nell’opinione pubblica, così vivamente turbata, con conseguenti manifestazioni avverse e di riflesso, il rischio di turbative dell’ordine pubblico”.

La denuncia della Digos

Nei mesi scorsi la Digos di Venezia aveva denunciato Gianni Scarpa. L’imprenditore avrebbe confermato le sue dichiarazioni relative ‘allo sterminio dei tossici’, di essere contro la democrazia e di aver fatto altri richiami legati al periodo del Ventennio del Duce. Un rapporto è stato inoltrato dalla Digos alla magistratura lagunare. La prefettura ha fatto notificare a Scarpa un’ordinanza “per l’immediata rimozione di ogni riferimento al fascismo contenuto in cartelli, manifesti e scritte” presenti nel suo stabilimento balneare.
chioggia gianni scarpa
Il prefetto di Venezia, Carlo Boffi, ha spiegato: “La comunicazione di questa stranezza strabiliante l’ho avuta ieri mattina da un giornalista e ho dato subito mandato al questore di effettuare un sopralluogo. In base alla relazione ricevuta questa mattina, ho quindi emesso l’ordinanza, comunicando nel contempo il fatto all’autorità giudiziaria, per verificare l’esistenza del reato di apologia”.  Oggi l’autorità giudiziaria ha parlato: la spiaggia fascista non è un reato. Un giudice deciderà.

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