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Il prefetto di Chioggia fa rimuovere i cartelli fascisti allo stabilimento Playa Punta Canna

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Una ordinanza “per l’immediata rimozione di ogni riferimento al fascismo contenuto in cartelli, manifesti e scritte” presenti all’interno dello stabilimento balneare Punta Canna a Chioggia è stata firmata dal prefetto di Venezia Carlo Boffi. L’atto sarà notificato in giornata al gestore dello stabilimento balneare, Gianni Scarpa. Nell’ordinanza è ordinato allo stesso Scarpa, informa la prefettura, “di astenersi dall’ulteriore diffusione di messaggi contro la democrazia”.

Il prefetto di Chioggia fa rimuovere i cartelli fascisti allo stabilimento Playa Punta Canna

Ieri la Digos si era recata nello stabilimento “Playa Punta Canna” di Chioggia, un lido balneare da 650 lettini tra le ultime dune di Sottomarina verso la foce del Brenta. Il titolare Gianni Scarpa, 64 anni, da Mirano, si presentava di solito con una bandana nera e un ufficio straboccante di gadget mussoliniani con tanto di cannone che spunta da una finestrella. Diversi poster di Benito Mussolini e di saluti romani (“questo è più di un saluto, uno stile di vita”; “questo è il mio saluto, se non ti piace me ne frego”); la foto di un bambino che dice: “Nonno Benito, per un’Italia onesta e pulita torna in vita”.
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La prefettura di Venezia rileva, a proposito dell’ordinanza riguardante lo stabilimento balneare, “il pericolo concreto ed attuale che la persistenza di tali comportamenti possa provocare esplicite reazioni di riprovazione e sdegno nell’opinione pubblica, così vivamente turbata, con conseguenti manifestazioni avverse e di riflesso, il rischio di turbative dell’ordine pubblico”.

Il Playa Punta Canna di Chioggia

Scriveva ieri Repubblica, che ha raccontato il caso in un articolo di Paolo Berizzi, che ogni mezz’ora, o comunque quando ne ha voglia, il titolare della spiaggia “intrattiene” i bagnanti alla sua maniera: con delle “comunicazioni” diffuse dagli altoparlanti, dei mini comizi da spiaggia. Inni al regime e insulti alla democrazia (“mi fa schifo”), intemerate contro Papa Francesco (“Lui vuole costruire ponti e non muri? Gliene costruiamo uno noi da Roma a Buenos Aires, così lo rispediamo da dove è venuto”), lotta senza frontiere alla “sporcizia umana del mondo, che è il 50% e qui dentro per fortuna non entra”, “tossici da sterminare”.

Andrea Veronese, vicepresidente del comitato di Chioggia dell’Anpi, è tornato a chiedere oggi a chiusura dello stabilimento: “Chioggia antifascista non c’entra niente: il tizio è miranese, i clienti sono turisti che vengono da altre parti del Veneto, la concessione demaniale arriva dallo Stato, così come chi dovrebbe far rispettare la legge Mancino e la Costituzione, ovvero la Prefettura di Venezia per mano delle autorità di pubblica sicurezza. Per questo chiediamo l’immediata revoca della concessione balneare allo stabilimento ”Punta Canna” e l’applicazioni delle sanzioni previste dalle leggi suddette al suo gestore”.

La denuncia della Digos

La Digos di Venezia ha denunciato Gianni Scarpa, l’imprenditore balneare al centro di un’indagine per la presenza di poster di Mussolini e richiami, soprattutto con scritte, al periodo fascista presenti nello stabilimento balneare ‘Punta Canna’ di Chioggia. L’imprenditore, secondo quanto si è appreso, avrebbe confermato le sue dichiarazioni relative ‘allo sterminio dei tossici’, di essere contro la democrazia e di altri richiami legati al periodo del Ventennio del Duce. Al momento l’attività della Digos si chiude qui avendo già ieri fatto fotografie e ripreso con le telecamere l’intero stabilimento balneare, acquisito documentazione della struttura e sentito, sommariamente, lo stesso Scarpa. Un rapporto verrà inoltrato dalla Digos alla magistratura lagunare, mentre una relazione di quanto accertato era già stata trasmessa alla prefettura che stamane ha fatto notificare a Scarpa un’ordinanza “per l’immediata rimozione di ogni riferimento al fascismo contenuto in cartelli, manifesti e scritte” presenti nel suo stabilimento balneare.
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Il prefetto di Venezia, Carlo Boffi, ha spiegato: “La comunicazione di questa stranezza strabiliante l’ho avuta ieri mattina da un giornalista e ho dato subito mandato al questore di effettuare un sopralluogo. In base alla relazione ricevuta questa mattina, ho quindi emesso l’ordinanza, comunicando nel contempo il fatto all’autorità giudiziaria, per verificare l’esistenza del reato di apologia”.  “Adesso – ha aggiunto Boffi – ancora non siamo ancora riusciti a capire da quanto tempo andasse avanti la situazione, anche se, pur non avendone la certezza, presumo che ciò avvenisse da pochissimo, visto che anche il questore non ne sapeva nulla, così come credo la polizia locale. Intanto, anche il Comune si è attivato per verificare la sussistenza dei requisiti per la permanenza della concessione”.

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