Cultura e scienze

Sonia Khediri: la storia della baby jihadista di Treviso è una bufala?

Si chiama Sonia Khediri ed è al centro di un caso di allarmismo nazionale. Ha cominciato ieri il Giornale, raccontandola come sua scoperta:

Sul fronte dei volontari della guerra santa il Giornale ha scoperto, che l’altra ragazza italiana partita per la Siria, oltre a Maria Giulia Sergio, è diventata da poco maggiorenne. Padre italiano della zona di Treviso e madre tunisina, ha deciso di arruolarsi quando non aveva ancora 18 anni. Il cambiamento è avvenuto dopo la separazione della madre tornata in Tunisia. La ragazzina è rientrata in Italia per studiare completamente radicalizzata e con il velo integrale. Poi è sparita verso la Siria e lo stesso genitore ha denunciato la scomparsa della figlia nella spirale jihadista.

Ha continuato oggi Repubblica, in un articolo a firma di Fabio Tonacci e Giuliano Foschini:

sonia khediri
L’articolo su Sonia Khediri, la baby jihadista di Treviso (Repubblica, 23 gennaio 2015)

Nell’articolo di Repubblica, molto più approfondito, si racconta qualcosa in più sulla vicenda:

Un giorno di agosto, senza dire niente a nessuno, i due se ne vanno. Spariscono. La mamma avverte subito il marito Lotfi, a Oné di Fonte, il quale va a sporgere denuncia ai carabinieri. La ragazza si rifà viva con la madre, più volte, via telefono. «Sono in Turchia, sto con lui, tutto bene», la rassicura. Anche per questo inizialmente le autorità italiane non sospettano niente di particolare, ha tutte le caratteristiche per essere un normale caso di allontanamento volontario di minorenne. Oltretutto Sonia a ottobre ha compiuto 18 anni. Tant’è che quando il ministro dell’Interno Angelino Alfano, il 9 settembre scorso, si presenta in conferenza stampa per divulgare i primi numeri sui foreign fighters italiani, parla di due sole persone: Delnevo e «un giovane marocchino naturalizzato che si trova attualmente in un altro Paese europeo».

Repubblica aggiunge che il 18 gennaio su di lei concentrano l’attenzione i carabinieri.

Sonia non appare nemmeno nel conteggio aggiornato del 9 gennaio, quando Alfano dichiara che tra i 53 combattenti partiti dall’Italia, «ci sono 4 italiani». Meno di due settimane dopo, il 18 gennaio, i foreign fighters con passaporto italiano diventano cinque. Nell’elenco è stato aggiunta Sonia K. Su di lei stanno indagando i carabinieri del Ros di Padova, che hanno competenza su tutto il Veneto. Secondo gli ultimi riscontri d’indagine la ragazza, insieme al fidanzato, ha oltrepassato già da tempo il confine in Turchia e si troverebbe in territorio siriano. Più di questo, al momento,non è possibile dire concertezza, perché dei due si sonoperse le tracce. Gli inquirentistanno cercando di ricostruire ilpercorso fatto dai due ragazzi perraggiungere la Siria, la rete delle conoscenze, il passato del tunisino di cui al momento è conosciuto solo l’atteggiamento da “fanatico”. Potrebbero essersi uniti all’Isis, ai qaedisti di Al Nusra o al più moderato Free Syrian Army. Oppure anche a qualche gruppo minore. Quanto basta, per il Viminale, per segnalare Sonia tra i foreign fighters. Il padre, Lotfi, non vuole parlare con i giornalisti della vicenda. È preoccupato, chiede silenzio e rispetto per la sua famiglia. Sua figlia è lontana. Chissà dove.

In tutta questa ricostruzione però c’è un buco, anzi due. Il primo è che ieri le fonti investigative all’ANSA hanno smentito. Nel senso che l’unica ragazza tunisina, figlia di tunisini, scomparsa nel nulla dopo essere rientrata dall’Italia in patria in compagnia della madre, è in realtà ricomparsa qualche settimana fa, riprendendo i contatti con i genitori. Si è sposata e vive in Turchia. Il padre, che tuttora risiede e lavora come operaio nel trevigiano, aveva denunciato la sua scomparsa ai carabinieri nell’agosto 2014. Della figlia 18enne ne’ lui ne’ la moglie Tunisia avevano più notizie. In realtà, riferiscono le stesse fonti, appena divenuta 18enne, e sfidando la contrarietà dei genitori, la giovane si era spostata in Turchia, ad Istanbul, dove si è spostata e dove ora ha un lavoro. Prima di Natale ha ricontattato i genitori, mettendoli al corrente della nuova vita in Turchia. Nessuno sfondo terroristico sulla vicenda, e del resto mancherebbe nel passato della ragazza anche un retroterra di contatti o indottrinamenti riguardanti la Jihad islamica. Insomma, la notizia è incompleta, visto che manca dei contatti di Natale tra la ragazza e la famiglia, e sembra aver interpretato ipotesi investigative nel frattempo cadute, visto che è stato proprio il padre della ragazza ad andare dai carabinieri per spiegare che non c’erano pericoli. L’ironia della storia è che la Tribuna di Treviso, dello stesso gruppo editoriale di Repubblica, parla apertamente di bufala.