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Simone Di Stefano e le fregnacce del “caso politico” sulle bollette non pagate di CasaPound

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Non ci stanno quelli di CasaPound per passare per i furbetti del quartierino, quelli che occupano abusivamente un bene pubblico e poi non pagano le bollette. Perché i fascisti del Terzo Millennio, quelli tutti “legge e ordine” sono diversi. Intanto loro il palazzo in via Napoleone III lo hanno dato a famiglie italiane mica agli stranieri. Certo, loro non lo dicono che quelle famiglie sono di parenti e amici in particolare i vertici del movimento.

Davvero CasaPound c’è un caso politico per le bollette di CasaPound?

Ad esempio secondo l’Espresso il Segretario di CasaPound Simone Di Stefano nel 2013 «al momento della presentazione delle liste per le politiche del 2013 ha dichiarato come residenza anagrafica proprio via Napoleone III, civico 8». A vederlo nei salotti televisivi dove lo invitano l’ex candidato premier di CasaPound non sembra certo un abusivo. Anche Gianluca Iannone, fondatore e presidente di CPI risulta – dagli atti di notifica del Tribunale – residente nell’immobile. Poi dentro al palazzo hanno sede diverse associazioni e oltre alle soluzioni “per le famiglie” si svolgono incontri e conferenze. Difficile sostenere che pure quelle abbiano la finalità sociale di combattere la povertà. I partiti normali le sedi le pagano, e quando non pagano l’affitto scoppiano gli scandali. Per CasaPound è tutto diverso.

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Ieri su Twitter proprio Simone Di Stefano ha spiegato invece un’altra faccenda, quella delle bollette della luce non pagate. Anche in questo caso – non ci crederete – CasaPound non  è come gli altri abusivi e occupanti. La situazione è questa: a carico degli occupanti del palazzo c’è un conto da 330mila euro con pignoramento che risale al 14 settembre 2018. Si tratta di una storia nota. Scriveva l’Espresso nel marzo del 2018 che il primo distacco – per disattivare le vecchie utenze Acea e Telecom intestate al ministero che aveva sede nel palazzo – risale al 2004: i«l 10 febbraio del 2016 la Polizia di Stato ha fornito il supporto per il taglio delle forniture, poi però misteriosamente riallacciate».

Perché CasaPound non se ne va da Via Napoleone III?

Scrive Di Stefano che si tratta di un caso politico e che gli occupanti  «hanno smesso di pagare, ma quei soldi li hanno messi da parte ogni mese per sanare in futuro». Quello che Di Stefano non scrive è che il decreto Lupi del 2014 richiede l’esistenza di un titolo abitativo valido per l’allaccio delle utenze. Come spiega Alessandro Gilioli si tratta di un decreto che stabilisce che gli occupanti non possono pagare le bollette, nemmeno volendo. Il che è il contrario di quello che sostiene Di Stefano che vuole far credere che il problema sia semplicemente il fatto che c’era un unico contatore invece che diciotto.

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Non è così: secondo quanto stabilito dall’art. 5 del D.L. n.47 del 28 marzo 2014, «chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo non può chiedere la residenza né l’allacciamento a pubblici servizi in relazione all’immobile medesimo e gli atti emessi in violazione di tale divieto sono nulli a tutti gli effetti di legge». Ad esempio in base al Decreto Lupi (varato sotto il governo Renzi) Di Stefano non avrebbe potuto dichiarare la residenza in Via Napoleone III per potersi candidare, anzi il decreto lo ha trasformato – così come tutti gli occupanti di CasaPound – in un senza fissa dimora. Nessun caso politico semplicemente la legge dice che i fascisti del Terzo Millennio non possono pagare le bollette perché sono occupanti abusivi.

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Altra cosa interessante, sempre per la serie quello che i fascisti del Terzo Millennio non dicono è la differenza con l’occupazione dello stabile ex-Inpdap di via Santa Croce in Gerusalemme. Secondo quanto dichiarato all’AdnKronos da Paolo Maddalena, presidente emerito della Corte Costituzionale, «questa gente non è abusiva, perché quando c’è lo stato di necessità uno cerca di salvarsi. Che deve fa’? Deve mori’ sta gente? L’obbligo dello Stato, articolo 38 della Costituzione, è quello di dare un sostegno a chi è senza possibilità di lavoro. Per Casapound no, il discorso non vale: non ha alcun diritto a occupare perché non sono poveri ma politici, si pagassero le loro cose e non usufruissero dei beni di tutti gli italiani. Quelli di Casapound hanno torto marcio, non si possono paragonare ai poveracci senza un tetto».

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