Economia

Salvini vuole tenere aperti gli ospedali anche di notte (e promette una settimana di sette giorni)

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«Tra i primi provvedimenti ci sarà l’attenzione ai più deboli, gli ospedali saranno aperti di notte, di sabato e di domenica, come in Veneto» il tweet è di Matteo Salvini, la promessa è di Lucia Borgonzoni, candidata della Lega alla presidenza dell’Emilia Romagna. Al Paladozza la Lega non ha fatto il tutto esaurito ma le promesse invece sono state quelle delle grande occasioni. Perché Salvini (che sia in Abruzzo, in Sardegna o in Emilia Romagna) vuole il cambiamento ma dopo un po’ dire che “cambierà” le cose non basta più.

A cosa serve tenere gli ambulatori aperti di notte se i tempi di attesa per le visite sono bassi?

Occorre entrare un po’ nei dettagli, spiegare come cambieranno le cose. Ecco l’idea geniale della Borgonzoni: ospedali aperti anche di notte. Come in Veneto, la regione del futuro! Naturalmente è facile mantenere questa promessa: gli ospedali sono già aperti di notte, il Pronto Soccorso è aperto 24 ore su 24, tutti i giorni della settimana e così i vari reparti. Ora fa già sorridere che la Lega racconti di voler prestare attenzione ai più deboli, perché qualche tempo fa il numero due del partito, Giancarlo Giorgetti, aveva detto che gli italiani non hanno bisogno del medico di famiglia perché fanno un giro su Internet preferiscono andare direttamente dallo specialista migliore, magari nello studio privato o nei centri di medicina.

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Ma a Bologna la Lega sta dicendo un’altra cosa. Sta dicendo che anche gli ambulatori degli ospedali dovranno restare aperti fino a tarda sera per consentire “ai più deboli” di poter andare a fare le visite specialistiche. In Veneto effettivamente fanno così, o almeno così ha annunciato Zaia qualche tempo fa. Ma qual è l’obiettivo dichiarato degli ospedali aperti di notte in Veneto? Quello di smaltire le liste d’attesa. Un problema che stando l’Emilia Romagna non ha.

Stando ai dati dell’Osservatorio sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei sistemi sanitari regionali la Regione è una di quelle con i tempi di accesso più brevi alle prestazioni sanitarie specialistiche e alle visite diagnostiche. Insomma il sistema in Emilia Romagna funziona, con tempi di attesa che si riducono sensibilmente anno dopo anno.

Il Veneto tra ospedali aperti di notte e una cronica carenza di organico

Si può fare di meglio? Senza dubbio, tutto è migliorabile. Ma sostenere come fa la Borgonzoni che i cittadini dell’Emilia Romagna vivano «in una Regione carente nelle infrastrutture» è decisamente eccessivo. Anche perché chi cita l’esempio della sanità veneta dovrebbe avere il coraggio di raccontarla tutta la storia. Ad esempio spiegare come mai il Veneto che “tiene gli ospedali aperti anche di notte” abbia una carenza di organico.

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In Veneto mancano 1.300 medici, più di trecento solo per i servizi di Pronto Soccorso (quello che da sempre è aperto di notte, il sabato e la domenica). E come ha pensato di risolvere il problema il Presidente Luca Zaia? Aprendo le porte – con una contestatissima delibera – ai medici neolaureati che ancora non hanno terminato (o iniziato) il percorso di specializzazione. Alla fine il Veneto ha assunto 500 giovani medici non specializzati (320 per l’area del Pronto soccorso e 180 in quella della Medicina internistica). La decisione ha sollevato molte polemiche da parte di chi ha spiegato che quei medici “in formazione” (o completamente da formare) non sarebbero la soluzione ideale per colmare le carenze di organico in un reparto delicato come il Pronto Soccorso. A quanto pare a Zaia importa poco, l’importante è tenere gli ospedali aperti di notte. Chissà se in Emilia Romagna faranno altrettanto. E se qualcuno avesse per caso la curiosità di sapere quello che succede in Sardegna, altra regione amministrata dalla Lega, lì gli ospedali li chiudono nel fine settimana. Prima i sardi?

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