Il colpo di teatro del direttore del Giornale dopo il massacro subito a Otto e 1/2

Alessandro D'Amato

Alessandro Sallusti va al contrattacco. Dopo essere stato massacrato l’altroieri a Otto e 1/2 da Lilli Gruber, Giuseppe Sala e Marco Damilano, il direttore del Giornale risponde oggi sul suo quotidiano e sfodera anche, già che c’è, un colpo di teatro:

Non so se sia peggio la stupidità o la faziosità. Certo il mix è devastante ed è quello che ho provato l’altra sera partecipando a Otto e Mezzo, la trasmissione serale de La7 condotta da Lilli Gruber. Un plotone di esecuzione contro di me composto, oltre che dalla conduttrice, dal candidato sindaco della sinistra a Milano, Giuseppe Sala e dal collega de L’Espresso Marco Damilano. Il capo di accusa era la pubblicazione del Mein Kampf, la tesi allucinante era che fosse stata una operazione filo-nazista collegata alle elezioni comunali per favorire alle urne il centrodestra. Sala,in evidente stato confusionale da aria di sconfitta, è arrivato a sostenere che questo giornale è organo di propaganda di Forza Italia, Damilano che si è trattato di una squallid aoperazione commerciale, la Gruber non ha resistito a chiamare in causa Silvio Berlusconi.

Allibito, ho obiettato che questo giornale conduce battaglie culturali in assoluta autonomia fin dai tempi del suo fondatore Indro Montanelli, che è da ubriachi legare il Mein Kampf alle elezioni comunali o a Forza Italia. Mi hanno deriso: ai tempi di Montanelli – ha chiosato con arroganza Giuseppe Sala – questo non sarebbe successo.

IL tutti contro Sallusti di lunedì sera a Otto e 1/2


Il massacro di Sallusti a Ottoemezzo di next-quotidiano

E cosa ti sfodera Sallusti? Un editoriale di Indro Montanelli per il Corriere della Sera che risale al 1999, ovvero quando il decano dei giornalisti italiani aveva già lasciato il Giornale per evidenti “dissapori” (eufemismo) con Berlusconi. Nel pezzo Montanelli, alla fine di un lungo panegirico sul rigurgito del neonazismo, parla anche del Mein Kampf e propone di distribuirlo gratuitamente negli stadi:

È stato ragionevole calare il sipario sui motivi che condussero al nazismo come se il loro studio e analisi fossero segno di complicità con le sue perversioni? E non sarà che questa esplosione, sul mercato librario, di Mein Kampf sia dovuta unicamente o quasi all’ostracismo che non so se per un ukase del potere politico, o per autocensura dell’industria editoriale, è stato per decenni e decenni comminato a questo libro che, rivisto col senno del poi (e se neppure il «poi» riesce a fornirci un senno, meglio emigra re su un altro pianeta), è soltanto una collezione di scemenze, in pieno contraddetta dai fatti?

Come se la Storia non ci avesse insegnato che come agente pubblicitario l’Indice non teme concorrenza, altro che spot televisivi. Toccasse a me (ma forse debbo ringraziare Dio che a me non sia toccato nulla),il Mein Kampf, che oltre tutto è scritto da cani, lo farei leggere nelle scuole. Possono sembrare paradossi, e magari lo sono. Ma a me la Storia ha insegnato che, come diceva Metternich, contro le idee è inutile drizzare muri: le idee li saltano. Meglio lasciare che ci si rompano l’osso del collo. Per concludere, proporrei di vendere il Mein Kampf all’ingresso degli stadi sulle cui scalinate i tifosi del calcio fanno sventolare le loro bandiere con la svastica. Purtroppo sono analfabeti: se non lo fossero, non sventolerebbero la svastica.

Alessandro D’Amato

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