Economia

Rimborsi ai truffati dalle banche, il doppio binario

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La soluzione al lungo stallo sul fondo risparmiatori sarà portata dal secondo passaggio del decreto crescita in consiglio dei ministri atteso martedì 23 al via libera finale. Il Sole 24 Ore anticipa oggi che la soluzione permette di far partire i rimborsi senza rischi successivi. Anche perché è stato lo stesso premier Conte a sobbarcarsi il ruolo della mediazione finale; e ora non può tollerare altri stop. «Il Governo è al lavoro per chiudere rapidamente questa partita in maniera ampiamente condivisa», ribadisce Palazzo Chigi in una nota nella quale la condivisione ampia sostituisce l’unanimità che si sperava prima.

Le norme pronte, di cui Il Sole 24 Ore è entrato in possesso, disegnano nei dettagli modalità e caratteristiche del doppio binario. Doppio binario, ed è un’altra novità dei correttivi, che porterà a rimborsare la quota (30% per le azioni e 95% per le obbligazioni) del costo d’acquisto «inclusi gli oneri fiscali», risolvendo in questo modo il problema di chi ha pagato l’affrancamento. Il primo binario è quello riservato alle persone fisiche e agli imprenditori individuali (anche agricoli) che dichiarano per il 2018 un reddito Irpef fino a 35mila euro, oppure non arriva a 100mila euro di patrimonio mobiliare (depositi e titoli) in un calcolo che esclude le azioni e le obbligazioni azzerate dai crack bancari.

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I rimborsi ai risparmiatori truffati dalle banche (Il Sole 24 Ore, 20 aprile 2019)

Per questi risparmiatori, il passaggio dalla commissione tecnica di nove membri che gestirà le pratiche sarà più veloce. I commissari dovranno solo verificare la presenza dei requisiti che danno diritto all’indennizzo automatico: quelli soggettivi, vale a dire il fatto di essere persone fisiche o imprenditori individuali, e quelli oggettivi, cioè il reddito e il patrimonio. Superato questo esame, arriverà il via libera.

Più articolata la strada del secondo binario, che in base ai calcoli del ministero dell’Economia (contestati dalle due associazioni del «no») riguarderebbe circa 20mila risparmiatori su 200mila. Nel loro caso, i criteri concordati con l’Antitrust europeo non permettono di presupporre in automatico il diritto all’indennizzo per «motivi sociali» perché il reddito o il patrimonio investito disegnano un profilo di risparmiatore più “robusto”.

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