Economia

Il referendum per l'autonomia costerà altri 5 milioni di euro

Non basta buttare 64 milioni di euro per una richiesta di autonomia che si attiva con una raccomandata. Luca Zaia e Roberto Maroni faranno spendere ai loro cittadini anche altri soldi per garantire l’ordine pubblico durante la consultazione. Complessivamente, oltre cinque milioni di euro per pagare gli straordinari, l’indennità di ordine pubblico e il vitto delle forze dell’ordine che presidieranno i seggi domenica durante il voto. La cifra non era prevista nel protocollo che i due governatori avevano sottoscritto con il Viminale ed è stata comunicata solo nelle ultime ore.

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Fonte: Corriere della Sera del 18/10/2017

Luca Zaia ieri ha detto che la richiesta di stanziamento è folle: «È un atto contro la democrazia. Ci trattano come dei delinquenti solo perché vogliamo rispettare la sentenza della Corte Costituzionale che ha detto che è giusto dare la voce al popolo. È un chiaro segnale dello scollamento che c’è tra il governo e la popolazione». In realtà in Lombardia e in Veneto si è scelto di usare lo strumento del referendum per assicurarsi che il Governo tenga conto della volontà popolare ma in effetti non c’era alcun bisogno di arrivare alla consultazione elettorale. La Costituzione prevede che lo Stato possa raggiungere un’intesa con la Regione ma non menziona il referendum. L’articolo 117 della Costituzione (oggetto del fallito tentativo di riforma costituzionale Renzi-Boschi) stabilisce quali sono le “materie di legislazione concorrente” tra Stato e Regioni. Queste materie, che vanno dalle relazioni internazionali delle Regioni con la UE alla protezione civile passando per il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario potranno tutte oggetto di un’eventuale intesa sulle ulteriori forme di autonomia.

rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei princìpi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.

L’articolo 116 stabilisce inoltre che le materie indicate dal secondo comma dell’articolo 117 (ovvero quelle di competenza esclusiva dello Stato)  “alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s) possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata“. Anche l’autonomia limitatamente a queste tre competenze potranno essere discusse da Veneto e Lombardia.

l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa;
n) norme generali sull’istruzione;
s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali;

Fino ad ora però entrambe le Regioni coinvolte non hanno chiarito – agli elettori in primis – per quale autonomia si andrà a votare. L’oggetto principale della propaganda è il residuo fiscale, vale a dire la differenza tra quanto una Regione versa in tasse allo Stato centrale e quanto ne riceve indietro in servizi. Maroni e Zaia ritengono che se il residuo fiscale rimanesse “a casa” si potrebbe utilizzare parte di quei 70 miliardi di euro (52 miliardi per la Lombardia e 15 miliardi per il Veneto) in servizi e investimenti sul territorio che potrebbero dare nuova spinta all’economia.

In Lombardia Maroni promette l’autonomia su materie che non possono essere oggetto di trattativa

In Lombardia però Maroni spiega che dopo il referendum la Regione «intende altresì esercitare un’energica azione politica al fine di ottenere un’ancora più ampia competenza da declinare sul proprio territorio in materia di sicurezza, immigrazione ed ordine pubblico». Materie che però sono di competenza esclusiva dello Stato e che non possono essere oggetto di un’eventuale intesa sulla concessione dell’autonomia. Certo, nelle FAQ è scritto che la Regione si impegnerà a chiedere al Governo le modifiche costituzionali necessari ad attuare il progetto. Ma bisogna essere realistici: non succederà.

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Il dubbio è che quindi in Regione Lombardia non si sappia davvero che autonomia chiedere e che quella dei soldi da far rimanere al Nord sia l’unico vero nodo individuato dagli autonomisti. Tutti sembrano dimenticarsi però che gli enti locali operano in base a princìpi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza (art. 118) e che concedendo a Veneto e Lombardia di trattenere il residuo fiscale verrebbe meno il dovere di aiutare i territori meno ricchi e più svantaggiati. Una posizione questa che potrebbe compromettere i sogni di gloria di Matteo Salvini, da anni ansioso di fare conquiste elettorali al Sud con Noi con Salvini. Ma cosa penseranno gli elettori del Sud quando scopriranno che Salvini al Nord incoraggia spinte autonomiste che finiranno per danneggiarli?

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