Economia

Reddito di cittadinanza, la proposta a sorpresa M5S

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Qualcosa si muove sul fronte del reddito di cittadinanza. E arriva un possibile colpo di scena. Il MoVimento 5 Stelle avrebbe lavorato a una sua proposta di finanziamento della misura parallelamente a quella che i tecnici del ministero del Tesoro stanno approntando. Lo avrebbe fatto, scrive oggi il Messaggero, con l’aiuto di Pasquale Tridico, professore già indicato come possibile ministro del Lavoro all’epoca della campagna elettorale, e – udite! udite! –  con la collaborazione dell’INPS di Tito Boeri. Ovvero proprio quell’istituto che è stato coperto di insulti da Luigi Di Maio all’epoca della tabella con gli ottomila posti in meno approntata per il Decreto Dignità. Il testo definitivo di questo progetto, con i costi e tutte le simulazioni, secondo quanto trapela, potrebbe essere consegnato questa mattina alla squadra grillina del ministero dell’Economia, ossia la vice ministra Laura Castelli e il sottosegretario Alessio Villarosa, direttamente dal presidente dell’Inps Tito Boeri che Salvini voleva cacciare fino all’altroieri per mettere al suo posto Brambilla. Il testo conterrebbe alcune novità di rilievo. Spiega il quotidiano:

La principale sarebbe l’innalzamento della «No tax area», dagli attuali 8.125 euro fino a 9.360 euro. Questo meccanismo serve ad evitare il rischio che chi incassa i 780 euro mensili, su una quota, seppur piccola, del reddito di cittadinanza, sia costretto a dover pagare delle imposte sui redditi. Il sussidio, insomma, sarà completamente «esentasse». Non è chiaro, a questo punto, quale sarà la sorte del progetto al quale gli stessi grillini stavano lavorando in collaborazione con il ministero del Tesoro. Anche in questo caso si trattava di una costruzione quasi ultimata.

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Reddito di cittadinanza, la proposta M5S (Il Messaggero, 27 settembre 2018)

Per settimane, tra i tecnici di Tria e i rappresentanti del Movimento, c’è stato un serrato confronto per definire le platee alle quali concedere il sussidio. Si era, per esempio, stabilito, che l’accesso sarebbe stato riservato soltanto a coloro che sarebbero stati in grado di dimostrare la loro situazione di povertà, attraverso l’Isee, l’indicatore sintetico della situazione economica e patrimoniale, che non avrebbe dovuto superare i 7-8 mila euro. Così come era stato trovato un accordo sulla durata massima di tre anni del reddito, con una revoca anticipata nel caso in cui il percettore fosse uscito prima dalla situazione di povertà.

Un colpo di scena davvero significativo, non tanto per la proposta che ancora non si conosce nel dettaglio, ma perché questa certifica che quanto raccontano i grillini ai giornali sono solo balle visto che si mettono a trattare con i “nemici” quando servono le loro capacità.

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