Economia

Quanti soldi ci sono davvero nelle cassette di sicurezza

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Quanti soldi ci sono davvero nelle cassette di sicurezza che Salvini vorrebbe “far emergere” in quella che sarebbe o una patrimoniale tutta da ridere, o l’ennesimo condono oppure un esempio chiarissimo di riciclaggio di Stato. Il Capitano della Lega ha parlato infatti di “centinaia di miliardi” da “mettere in circuito per gli investimenti” e, come abbiamo spiegato, le cose sono tre: o si tratta di soldi regolarmente detenuti e dichiarati, e in questo caso quello che Salvini propone si chiama patrimoniale; oppure si tratta di soldi frutto di evasione fiscale, e allora quello che propone Salvini si chiama condono. Oppure ancora si tratta di soldi di provenienza illecita e allora Salvini sta proponendo un riciclaggio di Stato, visto che impone l’emersione pagando una piccola sanzione. Ma il punto è che le stime non combaciano. Come fa notare oggi Giorgio Meletti sul Fatto Quotidiano, secondo la Banca Centrale Europea in Italia circolano banconote per 202 miliardi (dati di fine aprile 2019) e in tutta l’Eurozona esistono fisicamente, alla stessa data, 1.230 miliardi.

I casi sono tre: o il sistema delle Banche centrali spaccia dati sbagliati, certificando che in Italia circolano solo 202 miliardi di euro in contanti mentre altre centinaia di miliardi sono nascoste nei caveau; o gli italiani vivono scambiandosi qualche decina di miliardi di banconote perché le altre sono ferme nei cav eau; oppure ci si accapiglia per l’ennesima volta su un dato che non ha niente a che fare con la realtà.

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La scheda di Repubblica sulle cassette di sicurezza (13 giugno 2019)

C’è da segnalare che Francesco Greco, il procuratore di Milano che aveva parlato per primo di duecento miliardi nascosti nelle cassette di sicurezza, si riferiva al frutto di proventi illeciti, e quindi la Lega, che ha citato proprio lui come fonte dell’informazione, sta proponendo la terza ipotesi: il riciclaggio di Stato. Oggi su Repubblica Vittoria Puledda spiega qual è il quadro normativo attuale di riferimento: la banca non ne conosce il contenuto, ma l’autorità giudiziaria può disporne l’apertura; se c’è il sospetto di evasione fiscale rilevante anche l’Agenzia delle entrate può disporre l’apertura, ma solo in seguito a procedure piuttosto complesse. In caso di successione, le cassette vengono invece aperte alla presenza di notaio ed eredi, mentre la banca può procedere all’apertura forzata se il contratto è scaduto da almeno sei mesi senza che sia stata restituita la chiave. E quante sono?

Nonostante le precauzioni prese per limitare l’opacità delle cassette di sicurezza il settore resta in larga misura poco conosciuto. A partire dal numero di cassette di sicurezza esistenti e, ancor meno, di quelle date in affitto. Le stime più attendibili sono di 1,5-1,7 milioni di cassette nei sotterranei delle banche, sebbene ci siano fonti che parlano di 3,4 milioni. Incerto è anche il numero di quelle date in affitto ai clienti: ad esempio Intesa ne ha 600 mila in tutta Italia, ma di queste solo 340 mila sono utilizzate. Per Unicredit invece l’ordine di grandezza è sulle 350 mila, di cui circa la metà occupate; Ubi ne ha affittate 74.200.

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