Economia

Quando si può chiedere l’anticipo della liquidazione per gli statali

La versione originaria del decreto legge fissava un massimo al Rendistato (il rendimento di un paniere di titoli di Stato) incrementato di 30 centesimi. A maggio il Rendistato è stato pari a 1,387 per cui il tasso andrebbe un po’ sotto il 2 per cento

tfs staTALI

A breve i dipendenti pubblici potranno farsi anticipare in banca una quota fino a 45mila euro della liquidazione a cui hanno diritto. Come annunciato dalla ministra della Pubblica amministrazione Fabiana Dadone,è stato registrato dalla Corte dei Conti il decreto (Dpcm) che fissa le modalità di questa operazione: entro pochi giorni quindi potrà entrare in vigore e poi dovrà essere perfezionata anche la convenzione con il sistema bancario (la cui definizione è comunque a buon punto). A quel punto gli interessati potranno recarsi in un istituto di credito per avviare la pratica; diventerà quindi operativo un progetto concepito ormai quasi un anno e mezzo fa. Racconta oggi Il Messaggero:

Quando un dipendente pubblico va in pensione deve normalmente aspettare alcuni anni prima di poter incassare integralmente la propria liquidazione, che si chiama Trattamento di fine servizio o Trattamento di fine rapporto a seconda dell’anzianità dell’interessato. L’attesa è ancora più lunga per coloro che lasciano il lavoro con “Quota 100”, perché per loro il momento del diritto al Tfs/Tfr corrisponde a quello in cui avrebbero conseguito la pensione (di vecchiaia o anticipata) con le regole precedenti, quelle della Legge Fornero.

Per tutti, la legge prevede un ritardo di 12 mesi rispetto alla cessazione del servizio,che diventano 24 in casi come le dimissioni o il licenziamento. Altri tre mesi possono trascorrere prima che scatti il diritto agli interessi legali. A questo punto però il trattamento arriva solo se non supera i 50 mila euro; altrimenti bisogna aspettare un altro anno per la quota tra 50 mila e 100 mila euro e ancora un anno in più per quella che eventualmente supera i 100 mila. Nel caso di Quota 100, che garantisce l’uscita con un anticipo che nei casi estremi può arrivare a cinque anni, il trattamento di fine servizio diventa insomma quasi un miraggio.

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Gli statali e quota 100 (Il Messaggero, 24 agosto 2019)

Per questo era stato previsto l’anticipo bancario, limitato ad un importo di 30 mila euro poi incrementato fino a 45 mila. L’opzione è comunque disponibile anche per gli altri tipi di uscita; secondo i dati Inps contenuti nella relazione tecnica dello stesso provvedimento l’importo medio del Tfs/Tfr è di 76 mila euro.

La norma stabiliva che tutta la materia fosse disciplinata da un Dpcm e da un accordo quadro con le banche, ma il decreto, dopo una partenza molto lenta, ha subito vari rimaneggiamenti anche in seguito al parere del Consiglio di Stato, mentre il tema della liquidazione dei dipendenti pubblici era contemporaneamente oggetto di controversie giudiziarie arrivate anche alla Corte Costituzionale; solo il mese scorso il governo ha potuto inviarlo alla Corte dei Conti per la prevista registrazione. Il testo spiega tra l’altro cosa deve fare il dipendente interessato a utilizzare questa opzione l’adempimento principale consiste nell’ottenere dall’ente erogatore della liquidazione (nella maggior parte dei casi l’Inps) la certificazione del diritto alla liquidazione stessa (nell’importo decurtato da eventuali anticipi già percepiti). Chi accede alla pensione con quota 100 deve poi procurarsi una certificazione specifica legata alla data in cui sarebbe scattato il diritto alla pensione con le regole ordinarie.

Il prestito viene rimborsato comprensivo di capitale e interessi al momento dell’effettiva erogazione del Tfr/Tfs, sul quale sarà operata una corrispondente trattenuta. Dal punto di vista della banca il finanziamento è garantito dalla cessione del credito relativo alla liquidazione, ma è stata prevista anche l’istituzione di un Fondo di garanzia, per l’ipotesi molto remota in cui l’Inps non fosse in grado di versare il dovuto. Quanto al tasso di interesse, la versione originaria del decreto legge fissava un massimo al Rendistato (il rendimento di un paniere di titoli di Stato) incrementato di 30 centesimi. A maggio il Rendistato è stato pari a 1,387 per cui il tasso andrebbe un po’ sotto il 2 per cento.

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