Cultura e scienze

Pier Paolo Pasolini e la storia della Banda della Magliana

pier paolo pasolini banda della magliana

Ne parla oggi Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera: gli avvocati di parte civile della terza indagine sull’omicidio di Pier Paolo Pasolini avrebbero voluto che venisse ascoltato Maurizio Abbatino, boss riconosciuto e pentito della Banda della Magliana in relazione al fatto di sangue per il quale è stato condannato Pino Pelosi. Alla base della richiesta, corredata anche di interrogazione sul DNA per gli esponenti della Banda, c’è una foto che ritrarrebbe il giovane Abbatino detto Crispino all’epoca e rimasto nella storia del cinema e della fiction grazie al personaggio del Freddo in Romanzo Criminale di De Cataldo:
pier paolo pasolini maurizio abbatino
L’uomo nel cerchio, secondo gli avvocati di parte civile, sarebbe Abbatino. Quel 2 novembre del 1975 però la Banda della Magliana nell’accezione storica di fenomeno di associazione criminale metropolitana non era ancora nato: il sequestro del duca Grazioli conclusosi con il pagamento del riscatto e la morte del rapito risale al 7 novembre del 1977. C’entrerebbe quindi in ogni caso niente la Magliana propriamente detta, e in ogni caso Abbatino è un pentito che ha contribuito allo smantellamento dell’agenzia criminale romana negli anni Ottanta e Novanta, tra i vari quello considerato il più credibile. Antonio Mancini detto Accattone, altro componente della Bandaccia, era invece un ammiratore di Pasolini. Ma anche se in questi anni ha presenziato nell’opinione pubblica con “rivelazioni” spesso rivelatesi bufale, Mancini di Pasolini e Abbatino non ha mai parlato. La richiesta degli avvocati di parte civile è stata respinta. Ma esami del DNA ne sono stati comunque fatti:

Ne è stato estratto il Dna del poeta e quello del suo «assassino ufficiale», ma le prove di laboratorio hanno permesso di individuare il profilo genetico di almeno altre tre persone, «soggetti ignoti» numero 1, 3 e 4. Le loro tracce sono state trovate sulla parte interna anteriore dei jeans indossati da Pasolini, sulla maglia di lana a maniche lunghe che aveva Pelosi e su un plantare lasciato dentro la macchina. Secondo il giudice, «la natura, i punti e le modalità di rinvenimento, sembrano far propendere per una concomitanza con il fatto delittuoso».
Lasciate durante la colluttazione e l’omicidio, quindi. I carabinieri hanno anche confrontato quei frammenti di Dna con i «campioni di materiale biologico» appartenenti a circa trenta persone sospettabili di aver preso parte all’agguato (o ai loro parenti, nel caso dei morti) ma non si è arrivati a stabilire alcuna identità. Non sono le tracce dei fratelli Borsellino, ad esempio, i due «balordi di borgata» accusati da Pelosi in successive e altalenanti deposizioni; né di Giuseppe Mastini detto «Johnny lo zingaro», un altro pregiudicato ex ragazzo di strada che a più riprese fu accomunato con l’omicidio Pasolini; né di «Ninetto er meccanico», al secolo Antonio Pinna, vicino al clan dei Marsigliesi, scomparso nel nulla nel 1976. Il fatto che i loro profili genetici non siano stati trovati sui reperti non significa che non ci fossero, ma di sicuro — per «incontrovertibile accertamento», scrive il giudice — c’erano almeno altre tre persone mai identificate.