Economia

Perché oggi c'è lo sciopero dei trasporti?

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Dalla mattina di oggi e per 24 ore è stato indetto uno sciopero generale del trasporto pubblico e privato. Lo sciopero riguarderà treni, aerei, autobus e metropolitane con i consueti disagi per i viaggiatori anche se naturalmente sarà garantito il servizio nelle fasce di garanzia. L’astensione dal lavoro dei lavoratori del comparto è stata promossa da Cub, Sgb, Cobas lavoro privato e Usb.

Per cosa protestano gli Autoferrotranvieri

Lo sciopero è stato indetto per protestare contro la liberalizzazione nel settore dei trasporti e l’abrogazione della legge 148 al Senato. L’abrogazione del Regio Decreto 148 (si tratta di un provvedimento che risale al 1931) è stata votata dalla Camera a fine maggio e dal Senato ieri. Il provvedimento era all’interno della manovrina correttiva. Ad abrogare il RD 148/31 sono state sufficienti le poche righe dell’emendamento presentato dalla deputata Stefania Covello (PD). Già durante il governo Renzi, con la Riforma Madia, ci fu un tentativo di abrogare il 148/31, ma la cancellazione era stata bloccata dalla sentenza della Corte Costituzionale che ne ha dichiarato l’illegittimità parziale.

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Per Renzi il diritto allo sciopero è sacrosanto, tranne di venerdì.

 
Ma perché il 148/31 è così importante per i ferrotranvieri italiani al punto che lo considerano la colonna portante della categoria e del settore del Trasporto pubblico locale? A dire il vero non sono solo i lavoratori del comparto a considerare un grave errore l’abrogazione dello strumento giuridico che regola l’attività dei lavoratori del trasporto pubblico. Anche Matteo Orfini e Stefano Esposito del PD si sono opposti alla cancellazione della legge 148 parlando di “giuste rivendicazioni di merito” da parte dei lavoratori del settore.
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Secondo i sindacati di base che hanno indetto lo sciopero l’abrogazione del 148/31 è l’ennesimo passo avanti verso una maggiore precarizzazione dei lavoratori del settore. Il fatto che lo sciopero sia stato indetto di venerdì, non è, come ha scritto Matteo Renzi “uno scandalo”. In primo luogo perché l’abrogazione è avvenuta ieri con il voto al Senato sulla manovrina. In secondo luogo perché l’obiettivo di uno sciopero è quello di creare disagi per rendere manifesta la sofferenza di una categoria. Lo sciopero inoltre è a livello nazionale e non è una questione meramente locale o romana come Renzi vorrebbe fare intendere. Ad esempio protestano anche i lavoratori delle RSU di Firenze, ai quali la gestione di Busitalia (la società del settore di FS) non garba poi così tanto.
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A Firenze infatti le RSU lamentano i pesanti tagli al personale: ATAF ha oggi 300 dipendenti in meno rispetto al 2012. Secondo USB con l’abrogazione del Regio Decreto “i lavoratori autoferrotranvieri saranno lavoratori con meno tutele,meno diritti e quindi, più ricattabili”. Ad esempio il 148/31 impediva l’applicazione delle regole del Jobs Act sui licenziamenti agli Autoferrotranvieri. Un’operazione che fu promossa in primis proprio dal governo dei mille giorni di Renzi. Infine Renzi si preoccupa di Alitalia, ma dov’era il suo governo quando la nuova gestione Alitalia faceva precipitare l’azienda nel caos?

Perché a Roma i disagi sono maggiori?

Sbaglia quindi Renzi a puntare il dito contro la giunta Raggi quasi che Roma sia l’unica città dove è stato indetto lo sciopero. Ed infatti l’assessora ai trasporti Linda Meleo non perde l’occasione per punzecchiare l’ex Presidente del Consiglio. Meleo però dimentica che ora spetta all’amministrazione capitolina trovare una soluzione ai problemi di ATAC, e non sarà certo una funivia a farlo.
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C’è però da dire che i disagi a Roma sono stati maggiori che altrove dove il servizio è abbastanza regolare. Secondo l’Agenzia per la Mobilità l’adesione del personale ATAC allo sciopero a metà mattina era del 38%. Ma come è noto per rendere impossibile il regolare svolgimento del servizio non serve che tutti i lavoratori aderiscano. Inoltre va considerato il timore che ATAC possa perdere (magari proprio contro Ferrovie) la gara per il TPL a Roma nel 2019.
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La spiegazione della differenza tra Roma e Milano è del resto abbastanza semplice: la situazione in cui versa il trasporto pubblico capitolino e i problemi di ATAC sono ben diversi da quelli di ATM che è un’azienda decisamente più solida. È comprensibile quindi che a Roma i lavoratori abbiano sentito maggiormente la necessità di protestare contro le recenti decisioni del Parlamento perché temono che l’abrogazione della 148 possa spianare la strada ad una pesante ristrutturazione di ATAC e quindi a numerosi licenziamenti. E d’altra parte si può intuire come basti davvero poco per bloccare la già di per sé barcollante macchina del trasporto pubblico locale a Roma. Infine Renzi si lamenta della necessità di regolamentare meglio il diritto di sciopero. A chi spetta farlo se non al governo? E cosa ha fatto Renzi fino a dicembre?