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Perché la bambina restituita oggi ai genitori non c’entra con Bibbiano

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Da mesi si parla di Bibbiano. Lo si fa, per la maggior parte del tempo, senza sapere di cosa si parla. C’è chi parla di migliaia di bambini “strappati” o “rubati” sai servizi sociali dei comuni della Val d’Enza, ma i minori dati in affido a Bibbiano sarebbero poco più di una decina. E non tutti, ovviamente, sono i casi che riguardano l’inchiesta Angeli e Demoni. Si tenta però di far passare per Bibbiano casi che magari sono geograficamente vicini ma che non hanno nulla a che vedere con il presunto sistema.

Tutti quei casi “di Bibbiano” che non lo sono

In altri casi – si veda ad esempio quello della famosa bambina Greta esibita a Pontida – la vicenda non solo non è accaduta in Emilia Romagna ma addirittura è nata su segnalazione del padre naturale della bambina. Paradossalmente il caso di Greta “non di Bibbiano” dovrebbe essere uno di quelli di bambini contesi tra genitori cui aveva promesso di occuparsi il DDL Pillon alla ricerca della bigenitorialità perfetta. Periodicamente si parla di bambini “restituiti” ai genitori.

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Ad esempio qualche tempo fa si parlò del caso dei bambini “restituiti” dopo essere stati sottratti ai genitori. Ma in pochi spiegarono che quei minori tornati prima dell’inchiesta della Procura di Reggio Emilia (quindi non c’è un rapporto di causa-effetto). E che in un caso sono ancora affidati ai servizi sociali mentre in un altro non erano mai stati allontanati dalla famiglia.

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Un caso analogo che ha molto tenuto banco in questi mesi è quello di Anna e Franco (Stefania e Marco), una coppia di Reggio Emilia cui è stata sottratta la figlia dai servizi sociali che si spacciavano per guardie cinofile dell’ENPA. La vicenda è stata molto raccontata in televisione (su Chi l’ha visto?, ad Uno Mattina, a Fuori dal Coro) e sui giornali con un servizio esclusivo su Panorama.

Cosa sappiamo del caso di Stefania e Marco

La notizia di oggi, l’ha data in esclusiva Chi l’ha visto? su Twitter è che la bambina è stata restituita ai genitori. Ma in realtà sappiamo molto poco sul perché la bambina è stata sottratta. Quello che è certo è che anche questo caso, che con diversi gradi di ambiguità giornalistica, è stato accostato o addirittura presentato come uno di quelli “di Bibbiano” non è di Bibbiano. La coppia infatti è di Reggio Emilia, dove ha sì sede la Procura competente per Bibbiano, ma non era seguita dai servizi sociali della Val d’Enza bensì da quelli del Comune di Reggio Emilia – Polo Est.

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Eppure in molti articoli di giornali il caso della bambina viene accostato in maniera del tutto arbitraria al “Caso Bibbiano”. Oltre alla distanza geografica c’è anche quella temporale. La bambina è infatti stata allontanata dalla famiglia nell’aprile del 2019, prima che il cosiddetto sistema Bibbiano venisse alla luce. E nelle carte dell’inchiesta non si fa mai il nome della bambina e dei suoi genitori. Per il semplice motivo che non c’entrano.

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C’è invece qualcosa che viene sempre precisato a beneficio di lettori e telespettatori: il fatto che la bambina sia stata sottratta “con la forza” o “con l’inganno”. In breve i servizi sociali si sono presentati a casa della coppia fingendosi della protezione animali per poter entrare in casa con una scusa. Le telecamere di sorveglianza installate in casa hanno ripreso tutta la scena da diverse angolazioni, e quei filmati sono rimbalzati ovunque.

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Della vicenda però si conoscono solo alcuni elementi e soprattutto non viene mai fornita alcuna spiegazione per spiegare l’allontanamento. Si dice ad esempio che la madre – è lei stessa a dirlo – ha avuto in passato problemi di tossicodipendenza da eroina. Si dice che già una figlia le è stata tolta (ed affidata a degli zii paterni, ma sulle motivazioni si preferisce non indagare) e che la vede poche volte all’anno come se questa situazione fosse del tutto ininfluente e “chiusa”. Si racconta che al momento della nascita della bambina l’esame tossicologico delle urine della  madre è risultato positivo agli oppioidi. Ma si dà uguale risalto alla considerazione della madre secondo la quale anche il tossicologico della neonata avrebbe dovuto essere positivo, quando invece è stato negativo. Viene menzionato il fatto che i servizi sociali avevano proposto a Stefania/Anna di andare con una bambina in una comunità “mamma figlia”. Ma lei ha rifiutato. Non viene mai spiegato in base a quale ragione si è deciso di intervenire (in maniera certo curiosa).

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I giornalisti si limitano a riportare la versione della madre, ma in questo modo non rendono giustizia alla verità dei fatti. In alcuni articoli si racconta che la coppia “non ha più potuto vedere la figlia”, ma non è vero, perché nell’intervista a Chi l’ha visto? il padre racconta che gli assistenti sociali hanno proposto di vedere la bambina in un posto neutro e che loro non hanno accettato. Se è assolutamente comprensibile che la coppia abbia deciso di sfruttare l’onda emotiva “di Bibbiano” per portare alla luce la propria drammatica vicenda non si capisce come mai i giornalisti non operino una chiara distinzione tra i casi che sono “di Bibbiano” e quelli che invece non c’entrano nulla. In questo modo si dà una falsa rappresentazione di quello che succede in Val d’Enza e si deforma la percezione dei fatti da parte dell’opinione pubblica.

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