Economia

Perché Confindustria si è buttata sulla Lega

«Di questo Governo crediamo fortemente nella Lega, è una componente importante, qui non si tratta di regionalità ma di risposte vere ai cittadini»: il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, in precedenza piuttosto critico nei confronti del governo Lega-M5S, ha stupito con il suo endorsement nei confronti del Carroccio a Breganze durante l’assemblea degli industriali di Vicenza. Se non altro perché è nella Lega che ci sono i più forti sostenitori dell’uscita dall’euro, ovvero quella che sembra oggi essere la linea nascosta del governo. Luca Pagni su Repubblica oggi spiega cosa c’è dietro l’improvviso innamoramento di Boccia:

Per quanto sia, probabilmente, andato oltre alle sue intenzioni ha usato l’assemblea vicentina per lanciare messaggi. Il primo nel tentativo di salvare la sopravvivenza stessa di Confindustria. Nel giugno scorso, nel pieno delle polemiche sul decreto Dignità, Matteo Salvini aveva minacciato di far approvare un decreto per impedire alle imprese controllate dallo Stato di iscriversi all’associazione: senza i contributi delle varie Eni, Enel, Poste mancherebbe ai bilanci di viale Astronomia un terzo delle entrate e alcuni territoriali come Unindustria Roma potrebbero chiudere. Per quanto Boccia avesse già dichiarato in pubblico che l’episodio legato al decreto Dignità fosse superato, l’altro giorno ha voluto ribadire che la sua è una Confindustria poco di lotta e molto di governo.

vincenzo boccia confindustria

Ma nelle parole di Boccia in molti hanno notato un passaggio più squisitamente politico:

«C’è un rapporto storico di molti nostri imprenditori con i governatori della Lega in Veneto, in Lombardia e in Friuli. C’è un confronto serrato che abbiamo con la politica locale e che ci aspettiamo anche a livello nazionale». In altre parole: i Cinquestelle si sono presi il palcoscenico vantandosi di aver piegato il ministro Tria a una disavanzo al 2,4% con tutto quello che comporta, ora confidiamo nella Lega perché apporti modifiche di sostanza. Messaggio recepito non solo in Veneto ma anche a Roma.

E infatti proprio ieri Di Maio se l’è presa con qualcuno senza fare nomi: «È bello fare il presidente di Confindustria locale gestendo l’acqua minerale con concessioni irrisorie e a cui metteremo mano con la legge di Bilancio». Il riferimento è a Matteo Zoppas, titolare della San Benedetto.

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